Il patron di Cobec: «Gettano fango su chi ancora non licenzia»

Carta replica alla lettera anonima di alcuni dipendenti: «C’è crisi e ho chiesto un sacrificio. Erano tutti d’accordo»

SASSARI. Non nasconde le difficoltà economiche del momento ma allo stesso tempo Rinaldo Carta – patron del gruppo Sisa – non esita a definire «un’infamia» il contenuto della lettera anonima che da ieri circola su internet e in particolare su alcuni social network. Una lettera “firmata” da «dei lavoratori disperati» che somiglia tanto a un atto di ribellione nei confronti del datore di lavoro.

Soprattutto una lettera-denuncia nella quale il presunto gruppo di dipendenti rende pubblico il piano economico per combattere la crisi, comunicato loro da Carta e che tra le altre cose prevedrebbe questo: «Ci ha detto che nei prossimi mesi ci avrebbe trattenuto metà dello stipendio, con la promessa di rimborsarcelo successivamente, in modo tale da avere immediate risorse da investire nell’azienda. Il nostro titolare è infatti intenzionato ad aprire nuovi punti vendita e aumentare l’orario di apertura degli altri. In altri termini la Cobec, col pretesto della crisi, intende ingrandirsi a spese dei suoi dipendenti». Hanno da ridire, a questo proposito, sulla proposta successiva «di fare alcune ore di lavoro straordinario gratuitamente, spingendoci tutti a firmare una dichiarazione secondo cui di nostra iniziativa avremmo rinunciato alla retribuzione per gli straordinari per i quali avremmo dato la nostra disponibilità. Naturalmente chi non avrebbe firmato la dichiarazione sarebbe stato visto come un “nemico dell’azienda”». Dicono ancora di essere «padri e madri di famiglia con figli a carico, mutui, bollette e tasse da pagare. Come possiamo sopravvivere nei prossimi mesi con lo stipendio dimezzato?»

Ma proprio ieri sera è stata diffusa dai dipendenti Cobec «quelli veri» – si autodefiniscono – una nuova missiva nella quale dicono di «non sentirsi assolutamente rappresentati» dalle parole della lettera anonima «che manca di particolari molto importanti evidentemente omessi con lo scopo di deformare polemicamente e strumentalmente la realtà». Parlano di una proposta ricevuta da Rinaldo Carta «condivisa in piena e in assoluta libertà da tutti noi». E spiegano qual è: «Ci ha chiesto di offrire la disponibilità a effettuare circa un’ora di lavoro in più al giorno per garantirci un futuro lavorativo. Tutto questo per un periodo limitato, mica per sempre». Rinaldo Carta, raggiunto al telefono a Cagliari dove manco a farlo apposta stava inaugurando un nuovo supermercato Cobec, lo ha detto a chiare lettere: «Tutti i miei dipendenti (sono 350 circa i lavoratori Cobec ndc) sono indignati per questo scritto anonimo nel quale dimenticano di dire che sono l’unico a non aver mai fatto ricorso ad ammortizzatori sociali, a contratti di solidarietà, a cassa integrazione». Parla di un’iniziativa molto diversa rispetto a quella raccontata dagli anonimi: «Dopo aver incontrato i sindacati, ho riunito i dipendenti, ho detto loro che la situazione è difficile, che c’è crisi e ho prospettato la possibilità dei contratti di prossimità (una novità assoluta) che prevedono il taglio di alcune voci contrattuali, tipo ferie e permessi, oppure una solidarietà al contrario e cioè affrontare la crisi dando maggiori servizi. Per questo ho chiesto la loro disponibilità a sposare questo mio progetto: il sacrificio dell’apertura domenicale e dell’orario continuato che ci permette di salvare i nostri punti vendita e quindi i loro posti di lavoro. Tutti hanno risposto di essere d’accordo. E alla preoccupazione di qualcuno circa la dilazione del prossimo stipendio ho risposto che è un momento in qui manca la liquidità ma che tutto verrà restituito nella prossima mensilità».

Qualche resistenza l’avrebbe fatta il sindacato: «Non abbiamo manifestato alcuna disponibilità a firmare questi contratti di prossimità – ha precisato Sebastiano Crosa della Cgil – Siamo stati convocati da Carta, ci ha parlato di un momento di difficoltà ma abbiamo necessità di fare un’assemblea con i lavoratori prima di prendere qualsiasi decisione».

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