La Nuova Sardegna

Sassari

L’Upc: l’acqua termale non sia per pochi

L’assessore Campus e il consigliere Masia: la Provincia deve consentire ai privati lo sfruttamento

28 maggio 2014
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SANTA MARIA COGHINAS. Si doveva parlare di sviluppo del territorio e di termalismo nell’assemblea tenuta nell’aula consiliare del Comune alla quale erano invitati oltre ai sindaci dell’Anglona anche i cittadini della Bassa valle del Coghinas è così è stato. L’incontro è stato promosso dal consigliere provinciale dell’Upc Antonio Masia, che non ha tradito le aspettative nell’affermare la priorità assoluta di liberalizzare le acque termali a favore della collettività. Infatti, la discussione della riunione è stata incentrata principalmente sullo sviluppo del termalismo, anche se tra gli altri temi trattati ci sono statti quelli dei trasporti e dell’agricoltura, che come sottolineato da Masia: «Sono due settori legati l’uno all’altro: se per un tir di carciofi si pagano 1500 euro a trasporto come possiamo pretendere che i produttori possono essere ripagati quando il guadagno è irrisorio». L’assemblea è stata aperta dal sindaco Pietro Carbini, che ha salutato oltre i suoi colleghi sindaci anche gli altri presenti tra cui il vice segretario regionale dell’Upc Franco Sardo e l’assessore al Patrimonio della Provincia Mario Campus. Carbini ha spiegato le ragioni dell’incontro sottolineando come sia urgente uscire dallo stato di forte crisi del territorio. La parola è poi passata al consigliere dell’Upc Masia.«Dobbiamo riappropriarci dell’acqua termale – ha detto – : non è possibile che gli imprenditori della Bassa valle che vogliono investire su questo preziosa minerale non possano farlo perché la Provincia ha concesso il suo sfruttamento a un solo imprenditore, che ha in concessione l’unico stabilimento termale funzionante di proprietà della stessa Provincia». «È assurdo – ha spiegato Masia – che l’esubero delle acque termali, inutilizzate durante tutto l’anno, vadano ad alimentare e ingrossare il fiume Coghinas anziché essere utilizzate da investitori privati, che ne potrebbero trarre con delle ricadute occupazionali rilevanti”. «Questo è solo l’inizio della battaglia – ha concluso Masia – ora continuerò nelle sedi opportune per far riavere ai cittadini coghinesi e a quelli della bassa-valle del Coghinas quanto gli spetta di diritto. Ovvero la preziosa acqua termale che deve essere di tutti . «Dobbiamo sostenere la battaglia del consigliere Masia – ha detto l’assessore al Patrimonio Mario Campus – perché solo con un lavoro comune l’acqua termale potrà essere sfruttata anche da quegli imprenditori che ne fanno richiesta e che ingiustamente fino a oggi non ne stanno usufruendo».

Giulio Favini

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