La Nuova Sardegna

Sassari

I candidati disegnano l’ateneo del futuro

di Gabriella Grimaldi
I candidati disegnano l’ateneo del futuro

Ieri il confronto pubblico tra gli esponenti del mondo accademico in corsa per l’elezione, il 17 giugno, del nuovo rettore

29 maggio 2014
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SASSARI. Tutti e cinque i candidati al rettorato sognano una città universitaria sul modello di Cambridge oppure di Pisa, per stare in terra italiana. Una città attraente per gli studenti stranieri, piena di locali, con un centro storico definitivamente recuperato, con eventi culturali e musei, con una grande biblioteca dove tutti i cittadini si possono ritrovare.

Sogni pronti a diventare realtà nei programmi che ieri sera i docenti in corsa per la massima carica universitaria (che sarà rinnovata il 17 giugno) hanno esposto rispondendo alle domande del direttore della Nuova Sardegna Andrea Filippi nel corso di un confronto pubblico che ha avuto luogo nell’aula magna dell’università. All’evento, organizzato dalla Fondazione Segni, erano presenti l’attuale rettore Attilio Mastino, molti rappresentati del mondo accademico e anche il sindaco neoeletto Nicola Sanna al quale i candidati si sono rivolti soprattutto per parlare di Sassari città universitaria, delle prospettive di accoglienza e dei servizi che in un centro urbano di questo tipo non possono mancare. La proposta, accolta dal sindaco, è quella di un’alleanza tra ateneo e municipalità per fare in modo che i la città possa puntare a diventare una meta ambita per gli studenti di tutta Europa.

E a questo proposito tutti i candidati hanno affrontato il tema del campus, al centro, negli ultimi mesi, di un incalzante dibattito politico, dicendo che ci sono immobili dell’università messi a disposizione per questo scopo (si tratta dell’ex brefotrofio di via Delle Croci) e che comunque le residenze per gli studenti dovrebbero stare al centro dell’area urbana.

Ma prima di questo argomento erano stati affrontati altri temi cruciali per il futuro dell’università. A cominciare dalla didattica, vero punto debole della struttura universitaria: «Dobbiamo puntare sulla qualità – ha detto Massimo Carpinelli, docente di Fisica nel Dipartimento di Chimica e Farmacia –. Soprattutto dei corsi, all’interno dei quali darei molto più spazio ai laboratori. Allo stesso tempo penso a grandi iniziative come la scuola nazionale Sant’Anna di Pisa». Sulla necessità di un orientamento più efficace già dalle ultime classi delle superiori ha posto l’accento Giuseppe Pulina, direttore del Dipartimento di Agraria: «È l’unico modo per fermare il continuo calo delle iscrizioni. Dobbiamo puntare a far salire il tasso del 51 per cento di immatricolazioni (rispetto al numero dei diplomati) oltre il 60 per cento». Mentre dell’opportunità di tagliare il numero dei corsi, attualmente 51, ha parlato Andrea Montella, direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche: «Questo ateneo ha bisogno di una buona reputazione per essere attraente» e sulla rivisitazione del numero dei corsi si sono espressi più o meno allo stesso modo anche Eraldo Sanna Passino, professore ordinario nel Dipartimento di Veterinaria e direttore dell’omonimo ospedale e Marco Vannini, docente del Dipartimento di Economia aziendale.

Quest’ultimo ha premuto il tasto dei fondi ministeriali ridotti di decine di milioni di euro negli ultimi anni: «Ci vogliono risorse aggiuntive rispetto al Fondo di funzionamento ordinario – ha detto – . E diventano importanti il reperimento di finanziamenti europei e le triangolazioni con la Regione per ottenere altre risorse». Mentre riguardo alla ricerca, altro tema scottante toccato nel corso del dibattito, Eraldo Sanna Passino ha detto che «ci sono 82 colleghi ricercatori che hanno consentito al nostro ateneo di crescere in qualità. È a loro che penserei per primi visto che i ministri nel tempo non hanno mai mantenuto le promesse relative all’accesso dei lavoratori a tempo determinato nel sistema universitario come associati». Tutti i candidati infine si sono detti contrari alla fusione e scettici rispetto alla federazione con l’università di Cagliari. Il concetto espresso è che le sinergie non possono essere poste su base geografica ma devono servire a dare respiro internazionale all’università.

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