La Nuova Sardegna

Sassari

Ortopedia: «Ci pensi la Regione»

di Barbara Mastino
Ortopedia: «Ci pensi la Regione»

Mobilitazione delle forze politiche mentre la direzione Asl dice che riaprirà la sala di Ginecologia

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OZIERI. Prosegue la mobilitazione delle forze politiche contro la chiusura della sala operatoria dell’Ortopedia dell’ospedale Segni di Ozieri, mentre la direzione del presidio difende le sue ragioni. La direzione spiega che la chiusura è «una limitazione, una restrizione agli interventi di emergenza resa necessaria da un provvedimento del servizio Prevenzione e Protezione della Asl di Sassari». Una decisione presa «in via cautelativa», quindi, che avrà come conseguenza la «ripresa delle attività nella sala operatoria di Ginecologia, prevista per la prossima settimana una volta entrato in funzione il nuovo ascensore». Non si sta con le mani in mano, dice la direzione, che valuta l’eventualità di consentire l’utilizzo provvisorio della sala ora chiusa «non solo per le emergenze ma anche per i pazienti fratturati, in larga misura anziani». Per quanto riguarda il nuovo blocco operatorio “pensato” otto anni fa, secondo la direzione esso era irrealizzabile a suo tempo per mancanza di fondi: da qui l’idea del ripristino delle vecchie sale di Chirurgia (il miniblocco) per il cui avvio manca solo l’impianto di climatizzazione, quasi completato. L’Asl assicura il suo impegno per risolvere i disagi e dare a Ozieri strutture all’avanguardia, ma la città e i suoi rappresentanti non si accontentano, chiedono risposte definitive, e per questo della situazione è stata interessata la Regione, in primo luogo con la richiesta di un incontro urgente con l’assessore alla Sanità formulata dal sindaco Leonardo Ladu, sia con una interrogazione presentata dal capogruppo Sel Daniele Cocco citata ieri su queste pagine. L’intervento della Ras è chiesto anche dal coordinamento cittadino dell’Idv, che come si ricorderà già qualche settimana fa aveva chiesto la convocazione a Ozieri della commissione regionale Sanità alla presenza dell’assessore Luigi Arru. Ora Idv rilancia la sua proposta e chiede che la Regione faccia luce sulle reali motivazioni della chiusura. In sintonia con il sindaco Ladu, l’Idv si dice convinto che alla base ci siano “interessi” che vanno oltre le questioni di sicurezza e che l’Asl avrebbe dovuto cercare da tempo una soluzione «sia al problema della sicurezza, che non è una novità, sia ad altre eventuali questioni interne che si possono risolvere dialogando intorno a un tavolo». A questo proposito giunge anche una risposta dei dirigenti della Chirurgia, sentitisi chiamati in causa dalle parole del primo cittadino su «presunte logiche corporativistiche e interessi personali», e che tengono a precisare che da parte loro «non esistono interessi personali di nessun tipo. Interessi personali semmai vanno ricercati in coloro che ignorano volutamente l’apertura imminente del nuovo blocco operatorio che permetterà di ottimizzare tutta l’attività chirurgica del presidio di Ozieri».

La chiusura della sala operatoria, come si vede, porta con sé tante polemiche, che secondo i partiti possono essere risolte solo con il dialogo. Ecco quindi la richiesta della visita a Ozieri dell’assessore e della commissione regionale anche da parte della segreteria cittadina del Pds’Az, che per voce del segretario Michele Testoni si dice «infuriata per l’ennesima angheria ai danni della Sanità del territorio e pronta a mobilitare i propri rappresentanti contro tutti i colpi al cuore dell’ospedale Segni».

L’intervento dell’assessore Arru è richiesto infine dall’interrogazione del capogruppo di Sel in consiglio regionale Daniele Cocco, convinto che l’Ortopedia del Segni dovrebbe essere potenziata anziché penalizzata, così come potenziato dovrebbe essere l’intero nosocomio in funzione del raggiungimento effettivo di quel ruolo di “ospedale di rete” che il Segni, per motivi logistici e per la qualità del servizio offerto agli utenti, detiene in potenza.

Cocco insiste a sua volta sul concetto di «inefficienza programmata», e chiede che si verifichi «lo stato di attuazione degli impegni di riorganizzazione e riqualificazione dell’ospedale».

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