Finiti i soldi per l’assistenza domiciliare

La denuncia dei sindacati: le risorse c’erano ma la direzione le ha utilizzate per assumere altro personale amministrativo

SASSARI. Tempi duri per i pazienti poveri. Se uno si fa male, non è autosufficiente, non può alzarsi dal letto e ha bisogno di cure a domicilio, o spalanca il portafogli o stringe i denti sino al prossimo anno. Perché al momento per lui non c’è scampo: l’Asl ha chiuso i rubinetti e le prestazioni in convenzione sono sospese.

Ares Medical Center, ore 11 del mattino. «Buongiorno, mia zia che ha 80 anni è stata appena dimessa dall’ospedale dopo un incidente. E’ allettata e necessita di riabilitazione a domicilio. Qual’è l’iter per ottenere l’adi?». Risposta: «I tetti di spesa sono stati superati dal 9 settembre, quindi per l’assistenza in convenzione se ne riparla nel 2015. Attualmente l’Asl non ci rimborsa, perciò le prestazioni sono a pagamento: 10 sedute di fisioterapia costano 350 euro». E una vecchietta che non ha parenti e che vive con una pensione di poche centinaia di euro? E’ destinata ad appassire su quel letto.

Eppure la Regione negli ultimi anni ha stanziato ed erogato ingenti risorse per evitare l’ospedalizzazione degli utenti e incentivare il decentramento delle prestazioni. Stiamo parlando di persone non autosufficienti o con gravi rischi di perdita di autosufficienza, o malati oncologici terminali che richiedono cure palliative. L’assistenza domiciliare integrata serve ad alleggerire le famiglie da un carico insostenibile, a risparmiare ai pazienti lo stress di un ricovero prolungato e all’Asl i costi esorbitanti che questo comporterebbe. Perciò complessivamente le 8 Asl della Sardegna hanno ottenuto un finanziamento di 7 milioni di euro, e l’Azienda 1 di Sassari ha beneficiato per il 2014 di 1 milione 425mila euro. Dove sono finiti questi soldi e come mai non sono bastati a coprire le esigenze del territorio? Su questo aspetto la spiegazione data dai sindacati desta molte perplessità. La Cisl, la Uil e la Fials si sono rivolti anche all’assessore regionale alla Sanità il quale si è rivolto al direttore generale dell’Asl 1 Marcello Giannico per chiedere spiegazioni. Infatti secondo quanto denunciato dai sindacati buona parte delle risorse stanziate per l’assistenza domiciliari sarebbero stati utilizzati in maniera impropria dall’Asl per pagare gli stipendi di 22 dipendenti amministrativi. «Ma la cosa ancora più paradossale – sottolinea Dario Cuccuru della Uil – è che questo personale è quasi tutto impiegato in settori e ambiti che niente hanno a che fare con l’assistenza domiciliare. C’è una gravissima carenza di personale sanitario già riscontrabile in tutti i reparti ospedalieri, non ci sono fisioterapisti per assistere gli allettati, le prestazioni vengono esternalizzate con un incremento dei costi e mi chiedo con quale logica l’Asl continui ancora a riempire i propri uffici. Mi sembra incredibile che i soldi destinati agli ammalati siano serviti per retribuire altri amministrativi». La direzione dell’Asl naturalmente si difende: «L'attacco dei sindacati è puramente strumentale.L’obiettivo dell’Azienda Sanitaria Locale è quello di creare una nuova sinergia tra ospedale, territorio distrettuale ed ente locale al fine di contribuire a garantire appropriatezza e umanizzazione delle cure, individuando il domicilio come luogo di cure privilegiato. Le attività di Assitenza Domiciliare vengono garantite, nell'ambito dei tre distretti di Sassari, Alghero e Ozieri, grazie all'opera di personale dedicato, sia sanitario che amministrativo. Questi ultimi si rendono indispensabili a supporto non solo delle attività mediche ma anche degli stessi pazienti e dei loro familiari per l'avvio delle procedure di presa in carico del malato e delle relative pratiche burocratiche. Evidentemente i sindacati non comprendono l'importanza delle indispensabili competenze amministrative necessarie per l'implementazione delle attività sanitarie e per lo sviluppo dei vari progetti aziendali.

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