Fiume Santo, il silenzio della Regione
Manifestazioni di interesse, offerte riservate e trattative private: il territorio all’oscuro di tutti i movimenti delle ultime ore
SASSARI. Prima la negazione che gli asset fossero in vendita, ora la brusca accelerazione per arrivare a definire la cessione di E.On Italia entro l’anno. E sulle 20 manifestazioni di interesse ci sarebbe stata già una scrematura, perché secondo le indiscrezioni di questi giorni le aziende ammesse in data room dall’advisor Goldman Sachs sarebbero al momento sette. E questo in vista delle offerte vincolanti. Sul futuro di Fiume Santo c’è grande apprensione, soprattutto perché mancano informazioni certe su ciò che sta succedendo, e perché E.On punta al massimo del profitto per chiudere una parentesi poco entusiasmante in Sardegna, segnata da guadagni importanti, numerosi problemi (anche di natura ambientale) e scarso rispetto degli impegni sottoscritti con la Regione e gli enti locali (a cominciare dalla costruzione del nuovo gruppo e dalla demolizione dei vecchi ormai fermi da tempo e dalla partita delle bonifiche mai giocata).
I gruppi industriali di cui si parla con maggiore insistenza in questi giorni sono A2A (che avrebbe presentato una offerta vincolante per le centrali idroelettriche e per i clienti nel settore gas che farebbero gola anche all’Enel). Tra le voci anche quella del gruppo Ambrosetti (sarebbe pervenuta la manifestazione di interesse solo per alcuni asset), poi la francese Gdf-Suez (per idrico, solare ed eolico). Andrà a trattativa privata, invece, Edison e non avrebbe presentato una offerta vera e propria perché interessata a tutta E.On Italia. Tra le forze in campo, anche un gruppo cinese (Shanghai Electric Power). Dalla procedura sarebbero stati tenuti fuori parecchi dei fondi che si erano profilati all’orizzonte per sondare le intenzioni di E.On Italia per le attività che complessivamente valgono più di due miliardi di euro.
I sindacati. I sindacati stanno seguendo con preoccupazione lo svolgimento dell’operazione che porterà E.On a vendere anche gli impianti di Fiume Santo.
«La multinazionale tedesca si è messa in testa di realizzare più soldi di quanti ne ha investito – ha detto Massimiliano Muretti, segretario generale della Filctem-Cgil – e questo rischia di essere il problema più serio. Chi acquista a quei prezzi, infatti, poi non avrà soldi per fare gli investimenti che si renderanno necessari e che già E.On avrebbe dovuto fare».
La Regione. «La Regione si deve muovere – sostiene ancora Massimiliano Muretti – perché occorre governare il processo ed evitare che E.On prosegua a ruota libera, senza tenere in alcun conto gli interessi della Sardegna e del territorio del Sassarese, dove la multinazionale in questi anni ha realizzato profitti rilevanti. L’assessorato all’Industria ha il dovere di seguire da vicino la vicenda insieme al ministero dell’Ambiente e delle Attività produttive, con gli Enti locali e i sindacati. Non ci possono essere lati oscuri in una trattativa che coinvolge direttamente il futuro di Fiume Santo e dell’energia nell’Isola».
Bonifiche. Quello delle bonifiche è il tema dominante in questi giorni. E.On è ferma al palo, nonostante le sollecitazioni arrivate. Il problema della demolizione dei gruppi 1 e 2 è legato anche alla rimozione della ciminiera e alla restituzione (una volta risanata l’area) di un bel tratto di spiaggia, con la centrale compresa in uno spazio meno invasivo rispetto alla situazione attuale. «E.On ha perso tempo – ha affermato Muretti – e se non assolverà agli impegni previsti, chi acquisterà gli impianti deve conoscere anche l’eredità rappresentata dagli interventi in campo ambientale».
Desox. Per gli interventi sugli impianti che servono per abbattere gli ossidi di zolfo, sono previsti da tempo tra gli 8 e i 10milioni di euro. E.On aveva detto che i budget sono confermati, finora però non c’è una data certa sull’avvio di lavori importanti anche per l’occupazione locale.
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