La Nuova Sardegna

Sassari

Primo maggio amaro: 6337 senza lavoro

di Gavino Masia
Primo maggio amaro: 6337 senza lavoro

Il dramma silenzioso di una città che paga il conto pesante per la crisi industriale e la totale assenza di alternative credibili

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PORTO TORRES. Nel giorno della Festa del Lavoro suonano come come una beffa le statistiche del Csl di Sassari in merito a disoccupati e inoccupati residenti a Porto Torres. Sono infatti 6337 i senza lavoro che vivono in città - 3132 maschi e 3205 femmine - e guardando le fasce d’età preoccupano i dati riferiti alle persone dai 35 ai 44 anni (1377) e quelli dai 45 ai 54 (1066). Non stanno bene neanche i giovani dai 18 ai 24 anni (348), quelli dai 25 ai 29 (532) e i trentenni dai 30 ai 34 anni (600). Sono 690 le persone dai 55 ai 64 anni che non riescono ad entrare nel mercato del lavoro, e queste cifre impietose confermano la grave crisi economica e sociale di una comunità caduta male dopo il tracollo del Petrolchimico e finita peggio per la quasi assenza di alternative occupazionali.

Chi si trova disoccupato dal 2009, dopo tanti anni di lavoro all’interno della zona industriale e alle dipendenze Eurocoop, è Gianni Nieddu: «Situazione drammatica. La banca ha messo all’asta la casa dove “sopravvivo” tuttora – ricorda amaramente –, e ora sono costretto a svenderla perché dovrei restituire gran parte del mutuo bancario che non ho potuto pagare in quanto disoccupato cronico».

E come capita spesso piove sul bagnato: l’operaio non ha ancora percepito la mobilità in deroga - gli ultimi nel gennaio 2014 - e sono letteralmente saltati gli accordi fatti dalla sua ex azienda per il reintegro al lavoro dove ci fosse stata possibilità. «Le imprese locali hanno preferito fare nuove assunzioni attraverso loro conoscenti – aggiunge –, e io senza lavoro e senza soldi mi trovo in estrema difficoltà per pagare le bollette, senza dimenticare i problemi psicologici che si scatenano in situazioni che sembrano senza uscita».

Ci sono poi quelli che sono disposti a lavorare anche per un giorno, una settimana e saltano di felicità quando il contratto arriva a quindici giorni. «Sono lavori saltuari che devi prendere al volo per portare qualche soldo a casa – dice un operaio impegnato in passato nella centrale di Fiume Santo –, sperando che il contratto aumenti le giornate lavorative: qualcuno dice che anche pochi giorni di occupazione sono ossigeno, ma continuando di questo passo, si rischia di finire soffocati perché di buone prospettive all’orizzonte non se ne vedono».

Diversi laureati sono a spasso, nonostante la buona volontà e la disponibilità ad accettare lavori umili. «Sinora sono mancate pure le condizioni per potersi creare un tipo di lavoro nuovo – lamenta un laureato in Giurisprudenza –, perché tasse e burocrazia diventano un fardello pesante per chi ha idee interessanti e non i denari per concretizzarle».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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