La Nuova Sardegna

Sassari

Sassari, era invalido ma andava a caccia: nove rinvii a giudizio

di Nadia Cossu
I carabinieri di Arzachena hanno arrestato due cittadine romene per furto
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Un pensionato col porto d’armi e i componenti delle commissioni di Asl e Inps sono accusati di truffa e falsità ideologica

12 dicembre 2015
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SASSARI. L’indagine era partita dai carabinieri del Nas che stavano svolgendo un’attività di controllo sui falsi invalidi. E tra un accertamento e l’altro erano arrivati a denunciare un pensionato sassarese di 60 anni: Cosimo Ninu. L’uomo – che risultava titolare di pensione di invalidità e anche dell’assegno di accompagnamento – secondo quanto emerso dall’attività investigativa andava spesso a caccia ed era titolare di regolare porto d’armi.

Insieme a lui erano state indagate anche altre otto persone, tutti medici: il medico generale Antonio Nuvoli, quello di igiene pubblica Fabrizio Nicotra, tre componenti della commissione medica per l’accertamento delle invalidità civili Asl: Salvatore Delogu (sassarese di 71 anni), Cesarino Onnis (68 anni originario di Óristano), Gian Franco Pilo (58 anni, sassarese residente a Sennori), tutti assistiti dagli avvocati Marco Costa, Paola Milia e Sergio Milia. E, infine, i tre membri della commissione medica superiore dell’Inps: Alberto Sari (61 anni, nato a Orosei ma residente a Sassari), Silvia Masala (sassarese di 39 anni), Anita Ciprari (57 anni, di Roma), difesi dai legali Roberto Uzzau e Angelo Merlini. Per tutti, a vario titolo, la contestazione dei reati di truffa e falsità ideologica.

Due giorni fa, il giudice Giuseppe Grotteria ha rinviato a giudizio i nove imputati fissando la data di inizio del processo per il prossimo 5 maggio. Secondo l’accusa avrebbero concorso «alla creazione di documentazione utile per favorire l’accertamento della presunta falsa invalidità». Ma c’è anche una contestazione “al contrario”, ed è quella che riguarda il medico di igiene pubblica Fabrizio Nicotra (assistito dall’avvocato Nicola Ribichesu) che secondo la Procura avrebbe «attestato contrariamente al vero, nel certificato medico di idoneità per il rinnovo del porto d’armi, che Ninu risultava in possesso dei requisiti necessari previsti dal decreto ministeriale». Era sano, cioè? In realtà, scrive il pm, «Ninu soffriva di svariate patologie ed era affetto da decadimento cognitivo dovuto allo stato di alcolista». “Stato” evidentemente però non sufficiente, per la Procura, per ottenere il riconoscimento di una invalidità totale che invece era stata certificata dalla commissione Asl prima e da quella superiore dell’Inps dopo. Motivo per il quale erano stati indagati i rispettivi medici. Quelli della prima commissione per l’accertamento delle invalidità perché avrebbero «attestato che Ninu era affetto, tra le altre patologie, da demenza ed era “invalido con totale e permanente inabilità lavorativa 100%, con necessità di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita”, situazione da cui ha origine la spettanza dell’indennità di accompagnamento». Ma secondo la Procura «non risultava mai esser stata accertata demenza, una patologia evidenziabile attraverso la Tac. In realtà Ninu si muoveva del tutto autonomamente, andando persino a caccia». Stessa contestazione ai componenti della commissione Inps (assistiti dai legali Roberto Uzzau e Angelo Merlini) che avrebbero attestato la permanenza dei requisiti sanitari per usufruire di pensioni, assegni e indennità.

Il medico di base Nuvoli (difeso dall’avvocato Giuseppe Conti) avrebbe, invece, certificato che Cosimo Ninu era affetto da «demenza» e versava «in grave pericolo di vita». Per il pm «contrariamente al vero».

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