Quattro famiglie nell’ex ghetto

Un vecchio e fatiscente capannone continua a essere utilizzato come casa

SASSARI. Il tempo si è fermato a Corea e un angolo di quello che era conosciuto come quartiere ghetto cittadino, a ridosso dell’ex sanatorio Conti, continua ad esistere. In un vecchio capannone scampato alla costruzione di nuovi palazzi, sorto in origine come caserma, poi diventato scuola, e infine casa “povera” per chi ne ha preso possesso, ancora ci vivono quattro famiglie. Ultime sopravvissute a una stagione di occupazioni che è cominciata trent’anni fa, quando l’emergenza abitativa a Sassari aveva conosciuto uno dei suoi picchi più drammatici. Un’emergenza che però sembra non finire mai, se si considera che sono 1100 attualmente le famiglie in graduatoria per ottenere l’assegnazione di un alloggio popolare. E che una casa la aspettano da due decenni.

A Corea quella quindicina di persone, tra cui molti bambini, ci ha messo radici da tempo ed è in attesa di un alloggio, mentre continua a stare parcheggiata in quella lunga graduatoria in cui, però, la maggior parte degli aspiranti inquilini fa il passo del gambero. Uno avanti e dieci indietro. È vero che ci sono dei criteri da rispettare, prima di tutto la capacità economica di ogni nucleo familiare. Insomma, si sa che può capitare che qualcuno richieda un alloggio popolare mentre potrebbe pagare un canone d’affitto di tasca propria, e allora bisogna verificare. Ma al di là di questo, la domanda che sorge è se sia possibile che a distanza di trent’anni dall’emergenza non si sia trovata ancora una collocazione diversa per quella struttura, che non ha certo nemmeno gli standard minimi per essere considerata una casa di civile abitazione. Soffitti in eternit da cui gocciola la pioggia, pareti che grondano acqua, intonaci rappezzati, infissi cadenti. E così, periodicamente, chi ci abita deve buttar via i mobili perché l’umidità li fa marcire, e non può nemmeno conservare gli abiti negli armadi perché ammuffiscono.Non è una situazione decorosa e civile e serve un’alternativa a queste famiglie. Il Comune sta affrontando il problema e sono attese decisioni.

Il capannone ha in parte conosciuto una nuova vita, con la ristrutturazione per il Teatro S’Arza, che ormai vi opera da anni. Nel resto dell’edificio l’unica nota di bellezza sono i disegni sulle pareti esterne realizzati da Ericailcane, lo streeet artist autore della “Tartaruga” sull’ex hotel Turritania e quelli del suo amico Blu, altro famoso artista di strada, che ha dipinto la cabina elettrica di servizio alla zona. Un po’ di colore in tanto grigiore.

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