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Sassari

Porto Torres, sabotato il “Machiavelli 1869”: volevano affondare lo storico veliero

di Gavino Masia
Il Machiavelli 1869 al sicuro in un cantiere navale
Il Machiavelli 1869 al sicuro in un cantiere navale

Tagliato il tubo della presa a mare, la barca restaurata ha iniziato a imbarcare acqua ma un tempestivo intervento ha evitato il peggio

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PORTO TORRES. Un attentato, nella notte tra sabato e domenica, ha rischiato di far affondare lo storico veliero “Machiavelli 1869” ormeggiato nella banchina degli Alti fondali. Qualcuno ha infatti reciso il tubo che dalla presa a mare arriva al motore, provocando il lento inabissamento dell’imbarcazione che rappresenta un vero e proprio vanto della marineria nazionale.

«Domenica mattina sono stato avvertito dai titolari del vicino cantiere navale (i fratelli Nuvoli) – racconta il proprietario-armatore Vincenzo Ginatempo -, allarmati dal fatto che la barca fosse semi affondata: ho chiesto loro di trainare immediatamente il veliero e portarlo sotto la gru del cantiere per evitare l’affondamento».

L’acqua era arrivata sul motore - quasi al livello del trincarino, elemento longitudinale di rinforzo della struttura di una nave in legno, posto alle estremità dei bagli – e bastavano appena venti minuti di esitazione per vedere la barca completamente in fondo al mare. I responsabili del cantiere hanno portato il veliero sotto la gru, per imbragarlo, e i lavori sono iniziati col supporto di una motopompa che ha svuotato dall’acqua l’imbarcazione.

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Alla prima ispezione ci si è subito accorti del tubo reciso di netto come unica causa del principio di affondamento, un evento doloso che ha allontanato le prime ipotesi di caso fortuito o accidentale. L’armatore ha presentato una denuncia sia ai carabinieri sia al comando della capitaneria di porto, che stanno indagando negli ambienti portuali e anche verificando se le telecamere a circuito chiuso vicino al porto turistico stessero funzionando durante il fine settimana.

Il veliero carlofortino è stato costruito nel lontano 1869 e riportato agli antichi splendori dall’armatore Vincenzo Ginatempo dopo un restauro durato tre anni nel cantiere navale Golfo dell’Asinara dei fratelli Dimeglio. Un lavoro importante che ha permesso all’imbarcazione di solcare subito dopo il mare per partecipare alle competizioni di vela latina, raccogliendo tra l’altro successi prestigiosi anche grazie ad un equipaggio di regatanti molto affiatato. «Il danno economico fatto alla barca mi interessa relativamente – dice Ginatempo–-, e non perché devo investire denaro per ripararla, perché considero l’atto doloso un danno di immagine per la città: un gesto che mostra tanta insensibilità nei confronti di questo veliero, il più antico d’Italia, da ricercarsi probabilmente nell’accaparramento dei pochissimi posti barca liberi all’interno del porto commerciale».

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