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Sassari, cresce l’esercito degli invisibili: in mille hanno bisogno di tutto

di Luca Fiori
Sassari, cresce l’esercito degli invisibili: in mille hanno bisogno di tutto

L’Osservatorio della Diocesi fotografa una città in cui le risposte a disagio e solitudine non bastano più. In occasione della prima “Giornata mondiale dei poveri”, l’appello alla città: «Serve aiuto»

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SASSARI. C’è il cinquantenne separato rimasto improvvisamente senza lavoro e senza un posto in cui dormire, la ragazza madre che non riesce a mettere insieme i soldi per comprare i pannolini e la pensionata ultrasettantenne che con la sua piccola pensione deve pagare le bollette e trovare il modo di sfamare anche i figli e le loro famiglie che non hanno né una casa né un reddito. E poi gli immigrati, in numero sempre crescente, carichi di un bagaglio di problematiche dovute al riconoscimento dello stato di rifugiato.

I centri di ascolto. È un piccolo esercito variegato quello che ogni giorno mette da parte pudore e vergogna e bussa alle porte dei centri di ascolto della Caritas per chiedere aiuto. Nel 2016 sono state 971 le persone che si sono rivolte ai tre centri diocesani e ai sei parrocchiali per tendere la mano o in cerca un supporto psicologico. «Sono state il 10 percento in meno rispetto all’anno precedente - spiega Gianfranco Addis, vice direttore della Caritas diretta da Mirko Casu e presieduta dall’arcivescovo, monsignor Gian Franco Saba -. Questo decremento non va attribuito al calo delle situazioni di povertà, ma alla scelta di metodo che la Caritas ha deciso di adottare negli ultimi anni, privilegiando l’ascolto con discernimento e progetto verso le persone disposte a farsi accompagnare e orientando quelle con richieste urgenti prevalentemente di tipo economico verso altre strutture».

Domani anche in città si celebra la prima “Giornata mondiale dei poveri”, voluta da Papa Francesco a conclusione del Giubileo della Misericordia, e la foto scattata dall’Osservatorio delle povertà e della Diocesi di Sassari - grazie al lavoro dei centri di ascolto - è quella di una città in cui povertà e disagio crescono insieme alla mancanza di risposte da parte di una politica sempre più lontana dalle esigenze dei cittadini.

Dati allarmanti. Le 100 presenze giornaliere tra i tavoli della mensa della Caritas di via Rolando, le 500 famiglie che due volte al mese si rivolgono al Centro Servizi diocesano per avere abiti e generi di prima necessità e i 300 sacchetti di media al giorno distribuiti dai volontari della Casa della Fraterna Solidarietà in corso Margherita di Savoia con il necessario per sfamare un nucleo familiare, raccontano di un territorio in ginocchio, in cui la crisi economica non ha guardato in faccia a nessuno e ha fatto crescere ogni anno il numero di quelli che per le statistiche vengono chiamati i “nuovi poveri”. Sono loro che dopo la perdita di una persona cara, una malattia, una separazione o un licenziamento improvviso, non avendo alternative sentono l’esigenza di rivolgersi a un centro d’ascolto.

Le richieste d’aiuto. Le principali problematiche rilevate nel 2016 dai nove centri del territorio gestiti dalla Caritas sono legate alla povertà economica (24%), alla presenza o meno di occupazione (23%), ai problemi familiari (15%), alla disponibilità o meno di un’abitazione (9%) e non trascurabili sono i problemi di salute che incidono per oltre l’8%. Il rapporto tra il numero totale di bisogni rilevati, che sono stati oltre 4000, con quello delle persone ascoltate rivela che ogni persona è portatrice di oltre 4 bisogni.

Più uomini che donne. L’incontro con il disagio e la vulnerabilità sociale prende sempre più i tratti di un volto maschile e straniero. Nel 2016 il 55 % degli utenti che si sono rivolti ai centri di ascolto era infatti di sesso maschile e tra loro il 95 % delle persone comprese tra i 19 e i 24 anni era straniero. Le donne confermano invece la loro maggiore presenza nelle classi che vanno dai 25 ai 44 anni, età in cui devono prendersi cura dei figli minori e adolescenti. «La metà delle richieste che ci vengono fatte - continua Addis - sono quelle relative a beni e servizi materiali. Chi si rivolge alla Caritas chiede viveri, vestiario e accesso alla mensa. Un quarto delle richieste totali riguarda invece sussidi economici, da impiegare per lo più per il pagamento di bollette, acquisto di alimenti, affitti e spese sanitarie e scolastiche». La Caritas prova a dare risposte a tutti, ma non sempre è possibile. Ci prova (con l’aiuto che arriva dall’8 per mille alla Chiesa Cattolica) con i 100 pasti caldi che serve ogni giorno sui tavoli della mensa, con i 12 posti letto dell’ostello maschile di via Gallilei e con i servizi del Centro diurno di via Principessa Maria, in cui persone senza fissa dimora hanno a disposizione docce, lavatrici e asciugamani che consentono agli ospiti di curare l’igiene personale e degli indumenti.

Servono volontari. «Ma le richieste sono sempre in aumento - è il grido d’allarme dei vertici della Caritas - e gli spazi della mensa, del centro diurno e dell’ostello sempre più ristretti». Cerchiamo anche volontari - conclude Addis - chi ha qualche ora di tempo da dedicare al prossimo può chiamare il numero della Caritas 079-2021857 o scrivere una mail a questo indirizzo caritasturritana@libero.it».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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