L’eredità alla badante, il giudice annulla

Anziano lascia un milione di euro, la sorella denuncia la domestica per circonvenzione di incapace e vince la causa

SASSARI. Quando l’anziano pensionato di Valledoria firmò il testamento – con il quale devolveva tutti i suoi averi del valore di un milione di euro alla collaboratrice domestica e alla nuora di lei – non era capace di intendere e di volere. Lo ha stabilito il giudice del tribunale di Sassari che ha annullato l’atto di donazione restituendo di fatto i beni all’erede legittima: la sorella del defunto.

La storia. Piangevano in una stanza il loro caro che era morto da appena un’ora quando qualcuno aveva bussato alla porta: «Siamo gli eredi esclusivi del patrimonio del defunto. Vogliamo anche dirvi che provvederemo alla cerimonia funebre secondo il rito dei testimoni di Geova. È il nostro culto e anche lui si era convertito». Il morto (A.G.) era un anziano di Valledoria affetto da una patologia psichiatrica che aveva assunto alle sue dipendenze una collaboratrice domestica perché gli desse una mano nelle faccende di casa.

Gli “eredi” mancati. Quelle persone erano il marito, i figli e la nuora della collaboratrice che nel frattempo era però deceduta. E a nemmeno un’ora dalla morte del pensionato si erano presentati dalla sorella del defunto per esibire l’atto di donazione e il testamento con il quale A.G. a maggio del 2007 aveva devoluto tutti i suoi averi – beni mobili e immobili per un ammontare di un milione di euro – alla domestica (che era regolarmente retribuita) e alla nuora, moglie di uno dei suoi cinque figli.

Facile immaginare lo stupore dei parenti dell’uomo che nel bel mezzo del dolore per la perdita del loro congiunto si ritrovano a fare i conti con perfetti estranei che sono lì per rivendicare un’eredità probabilmente non dovuta e arrivando oltretutto a sostenere che l’uomo – da sempre fervente cattolico praticante – si era convertito al culto dei testimoni di Geova.

La denuncia. La sorella di A.G. non ci sta e comincia a muoversi per vie legali sicura del fatto che quelle persone avessero circuito il fratello, approfittando del suo stato di salute precario e in particolare di quella malattia che lo affliggeva fin da quando era giovane. Non poteva star lì a guardare e, dopo essersi consultata con il resto della famiglia, decide di procedere. Come prima cosa, certa del fatto che il fratello era stato in vita un cattolico praticante, aveva fatto celebrare il funerale nella chiesa di Cristo Re di Valledoria.

Nei giorni immediatamente successivi alle esequie, con l’assistenza degli avvocati Enrico Cossu e Gianfranco Casu, aveva inoltrato un ricorso al Tribunale di Sassari per ottenere in via cautelativa il sequestro giudiziario di tutti beni – appartamenti, autorimesse, terreni e depositi bancari – appartenuti in vita al fratello. Una volta ottenuto il sequestro del patrimonio, i legali avevano avviato la causa di merito contro i beneficiari delle disposizioni testamentarie di A.G. Allo stesso tempo avevano presentato una denuncia per circonvenzione di incapace nei confronti della nuora della collaboratrice domestica defunta.

La sentenza. Il procedimento penale si è concluso nel 2017 per intervenuta prescrizione del reato, mentre la causa civile, dopo una lunga e articolata istruttoria durata cinque anni, nel corso della quale il perito nominato dal giudice aveva accertato l’incapacità di intendere e volere dell’anziano, è terminata con l’annullamento dell’atto di donazione e del testamento con i quali l’uomo aveva trasferito tutti i suoi averi alla collaboratrice domestica e, in seguito alla morte, agli eredi di lei: ossia marito, figli e nuora.

Il Tribunale, inoltre, ha condannato i convenuti al pagamento delle spese legali e della procedura.

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