Sassari non è una città per gatti moribondi
Le istituzioni non curano i felini feriti perché poi non c’è un gattile
SASSARI. Altro che vita da cani: a Sassari chi si dovrebbe lamentare sono piuttosto i gatti. Per i felini randagi feriti, investiti, malati, e in pericolo di vita le possibilità di cavarsela sono davvero poche. A meno che qualche animalista di buon cuore decida di soccorrerli e pagare le spese da un veterinario.
Infatti l’amministrazione comunale, o l’Asl, o i barracelli, o le altre forze dell’ordine, difficilmente si prenderanno carico delle cure dell’animale. Il motivo? A Sassari non esiste un gattile, e dunque non c’è una struttura per il ricovero dei felini soccorsi e salvati. A quel punto, senza un posto dove sistemarli per la degenza, è più conveniente il classico scarica barile e il conseguente abbandono al proprio destino.
Maria Vittoria Pais si è scontrata contro questo muro di gomma proprio ieri: «Ho recuperato un gatto in fin di vita nella zona di Viziliu – racconta – per prima cosa ho contattato il servizio veterinario dell’Asl e mi è stato risposto che il medico di turno era impegnato. Poi mi sono rivolto al 113 e mi hanno detto che non era loro competenza. Ho provato con i vigili urbani e mi hanno spiegato che il Comune non soccorre i gatti perché poi non c’è un gattile aperto per ospitarli. I barracelli, anch’essi contattati, non sono intervenuti. E il taxi dog, convenzionato col Comune per il recupero degli animali, ha confermato che l’amministrazione non preleva gatti ma solo cani. Mi sembra una discriminazione veramente assurda». (lu.so.)
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