Lotto conteso, 6 rinvii a giudizio

Politici e avvocati accusati di turbativa d’asta e tentata estorsione nei confronti di un legale di Sassari

SASSARI. Gli elementi raccolti dal sostituto procuratore della Repubblica di Sassari Giovanni Porcheddu a carico di sei imputati di turbativa d’asta e tentata estorsione hanno convinto il gup Carmela Rita Serra a rinviare a giudizio Bastianino Sannitu, 63 anni, di Berchidda, ex assessore regionale e vicepresidente della giunta Cappellacci, Antonio Stefano Casu, 54 anni, suo compaesano, e l’avvocato olbiese Luca Tamponi, 49 anni. A processo anche un altro legale, Michele Torre, sassarese di 53 anni (al quale inizialmente era contestata solo la tentata estorsione e poi anche per lui si è aggiunta la turbativa d’asta), Antonello Gavino Beccu, di 53 anni residente a Olbia ma originario di Berchidda ed Emilio Gabriele Soddu, 62 anni, ugualmente di Berchidda. Gli ultimi due devono rispondere solo di tentata estorsione. Secondo gli inquirenti tutti si sarebbero attivati, a vario titolo, per aiutare l’imputato Casu a rientrare in possesso di un suo terreno che era stato acquistato a un’asta giudiziaria nel tribunale di Tempio dall’avvocato sassarese di 44 anni Alessandro Gosmino.

A condurre l’inchiesta che a luglio del 2017 mandò agli arresti domiciliari Sannitu, Casu e Tamponi (poi scarcerati) è stato il sostituto procuratore Porcheddu. Tutto era partito da alcuni proiettili recapitati per posta, sotto Natale, a Gosmino. Poi si erano aggiunte le minacce. Lo scopo era quello di costringere il legale a cedere quel terreno e un’azienda agrituristica ma anche convincerlo a non partecipare a un’ulteriore vendita per un altro lotto dello stesso appezzamento.

Secondo gli investigatori per raggiungere questo obiettivo sarebbero addirittura scesi in campo avvocati, politici e persino l’allora arcivescovo di Sassari monsignor Paolo Atzei chiamato in causa per mettere una parolina buona e spiegare che, per l’acquisto all’asta di quei terreni, delle «persone di Berchidda si erano offese». L’escalation di intimidazioni nei confronti di Alessandro Gosmino aveva avuto come conseguenza i tre arresti eseguiti dai carabinieri .

L’antefatto. L’azienda agrituristica “Il Cacciatore” – di proprietà di Casu – era finita nelle mani dell’avvocato Gosmino nel 2015, per poco più di 44mila euro. Al legale in seguito erano state recapitate due buste con proiettili e uno spezzone di miccia detonante. Il 21 febbraio l’avvocato si era iscritto a una nuova asta per comprare un lotto confinante con quello già acquistato. «Non ci vada proprio – gli avrebbe detto Sannitu durante un incontro a Sassari – lei a quell’asta non deve andare, ci parteciperà solo il Casu, perché quello è il suo terreno». Gosmino si tirò indietro e il terreno venne acquistato dall’avvocato Tamponi per conto del fratello di Sannitu, ritenuto dagli inquirenti un prestanome di Casu.

Gli imputati si sono sempre difesi: «Nessuna minaccia, nessuna estorsione – aveva detto Sannitu – solo l’interessamento per un compaesano che aveva perso un terreno all’asta e stava cercando di ricomprarlo». «Una vicenda surreale – era stato il commento di Tamponi – il mio operato è sempre stato corretto». A stabilire se ci siano state o meno responsabilità penali lo stabilirà il giudice a conclusione del processo che comincerà il 19 febbraio.

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