Acqua, finito l’incubo ma i problemi restano

Dopo un ulteriore ritardo ieri notte è ripresa l’erogazione da Truncu Reale Sono stati giorni di rabbia, bidoni da riempire, problemi e mutuo sostegno 

SASSARI. Ci sono i fortunati abitanti dei quartieri “graziati” che hanno aperto casa ad amici e parenti per una doccia volante, chi si è caricato la macchina di bidoni (introvabili) per andarli a riempire in campagna e distribuirli, chi è andato a protestare dalla incolpevole Abbanoa e chi si è messo pazientemente in fila in una delle tredici “postazioni” con autobotte. Ci sono i locali che alla fine hanno preferito chiudere e quelli che hanno provato ad arrangiarsi, le scuole per fortuna in festa per il patrono e la protezione civile cittadina, la polizia locale e i barracelli, aiutati ieri anche dai vigili del fuoco, che hanno fatto il giro delle case di cura e di riposo per riempire i serbatoi. C’è chi è rimasto in casa, disperato, contando le ore, e chi si è attaccato al telefono o ai social, per sfogare la sua rabbia. C’è la guasconeria tipica sassarese, che sul fiaggu (la puzza) e l’eba (l’acqua) ha trovato la voglia di scherzare.

Sono state 100 ore lunghe quelle appena passate in città. Concluse quando, durante la notte, l’acqua ha lentamente ripreso a sgorgare dai rubinetti. Sporca, poca e singhiozzante, ma sufficiente a capire che l’incubo era finito. E che la riparazione al tubone del Coghinas 2, nel cuore delle sperdute campagne di Santa Maria Coghinas, aveva retto.

Non che tutto sia andato liscio, ci mancherebbe. Dopo la seconda passata di malta a presa rapida, conclusa dagli operai Enas intorno alle 20 di giovedì, l’acqua in arrivo dalla diga del Coghinas avrebbe dovuto correre per i 50 chilometri di condotte e arrivare ai potabilizzatori di Castelsardo e Truncu Reale alle 3 di notte di ieri. Ma le operazioni di riempimento della condotta sono andare a rilento. E, mentre alle 10 del mattino i tecnici Abbanoa guardavano ancora sconsolati i loro impianti vuoti, si è iniziato a temere che almeno un altro giorno a secco sarebbe passato. «Abbiamo preferito non forzare – spiega Felice Soda, responsabile regionale dell’Enas –. I lavori sono stati complessi, e già una prima volta abbiamo dovuto iniziare da capo. Abbiamo riempito più lentamente l’acquedotto. E, dopo, abbiamo dato pressione. Ha retto. E ora tutto tornerà alla normalità».

E l’acqua alla fine è arrivata. Prima a Castelsardo. Poi, alle 14.30, a Truncu Reale. Poi, dopo la potabilizzazione e la risalita a Monte Oro, in rete. Per la faticosa operazione di riempimento di serbatoi, condotte, cisterne. Con l’acqua che ha faticosamente iniziato a sgorgare dai rubinetti tornado a pieno regime solo durante la notte. Soltanto a Sassari si trattava di rimettere in pressione oltre duecento chilometri di tubature ormai completamente vuote dopo i quattro giorni di emergenza. Guardate con una certa apprensione da tutte le squadre di Abbanoa, sul campo tutta la notte tra spurghi e sfiati volanti e molte preghiere.

Salvo cataclismi, purtroppo non escludibili, comunque stamattina i 100mila di Sassari, Porto Torres, Castelsardo e Stintino potranno iniziare la giornata con una bella doccia.

Il tutto fino a quando il malandato acquedotto Enas che scorre nelle campagne del Sassarese non batterà il prossimo colpo, e i “100mila” si renderanno conto che nulla è stato fatto davvero per risolvere quella che, più che emergenza, si può definire vergognosa normalità.

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