Saba: «La stampa ricomponga il tessuto sociale»

L’arcivescovo al Te Deum dei giornalisti: «Raccontare è molto di più che limitarsi a narrare i fatti»

SASSARI. La Chiesa del terzo millennio non si sottrae alle sfide imposte dalla comunicazione nell’era digitale. Anzi, le raccoglie con slancio, nella consapevolezza che essere nella realtà vuol dire diventarne testimoni non solo affidabili, ma anche lucidi e puntuali.

Rilanciando una recente esortazione di Papa Francesco, così, ieri, l’arcivescovo Gian Franco Saba, ha salutato i giornalisti presenti al Te Deum a loro dedicato nella cappella del seminario arcivescovile. Saba ha presieduto la tradizionale celebrazione di fine anno affiancato dal rettore e vice del seminario, don Andrea Piras e don Andrea Stara, dal direttore dell’ufficio comunicazioni sociali, don Michele Murgia, e dal delegato per l’apostolato della buona stampa, don Francesco Marruncheddu.

Diversi i passaggi dell’omelia nella quale il vescovo, commentando il Vangelo di Luca, ha ricordato che quando si raccontano i fatti occorre raccogliere la sfida quotidiana della ricomposizione del tessuto sociale per scongiurare il rischio sempre presente di perdere l’identità sia di popolo che di Chiesa. «Una delle cose più belle di questi due anni – ha detto monsignor Saba – è quella di essere stato interpellato dalla stampa laica per dare un apporto alla comunità». Gian Franco Saba ha poi ricordato la ricorrenza dei sessant’anni dell’Ucsi celebrata i primi di dicembre, a Cagliari, nell’aula magna della Pontificia facoltà teologica della Sardegna.

«Il giornalismo è una professione delicata – ha proseguito il vescovo – che non si improvvisa né si costruisce in un momento, ma è anche una forma di evangelizzazione, di edificazione ecclesiale, nonché strumento di formazione delle coscienze». Da qui la centralità di un mestiere da cui dipende non solo la diffusione delle informazioni, ma soprattutto la possibilità di costruire una comunità più consapevole e coesa. E se dal giornalista, in generale, ci si aspetta rigore e imparzialità, al giornalista cattolico è chiesto, in particolare, di saper operare con coscienza per distinguere sempre e comunque buona e cattiva informazione senza mai dimenticare che la comunicazione buona è anche generatrice di bene. Il vescovo ha quindi ringraziato i giornalisti per la quotidiana opera di discernimento che avviene nelle redazioni nel momento in cui si preparano le edizioni da stampare, da mandare in onda o in rete. Parole di sincera gratitudine espresse anche per il contributo costante offerto dai giornalisti alla società e alla Chiesa, specialmente in un momento in cui è necessario spendere parole vere in mezzo tante parole troppo spesso prive di senso. Prima della benedizione finale, i saluti di don Michele Murgia e l’intervento di Andrea Pala, presidente regionale dell’Ucsi, che ha voluto evidenziare ancora l’importanza e il ruolo dei giornalisti cattolici in un periodo storico che, forse più di altri, richiede l’esercizio di un giornalismo rigoroso che accanto alla deontologia sappia affiancare categorie come l’etica e la morale.

Antonio Meloni

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