«La Germania per i cani è un hotel a cinque stelle»

Il racconto di Roberto Schirru che ha vissuto tra Baviera, Berlino e Amburgo «Deportazioni? Vivisezioni? I tedeschi amano gli animali e spendono fortune»

SASSARI. Difficile far luce sul fenomeno del trasferimento di cani randagi in Germania. I numeri sono altissimi, solo dalla Sardegna ne partono circa 2500 l’anno. E poi ci sono quelli che provengono dalle altre regioni. Un flusso di animali imponente, che una volta varcato i confini smette di essere tracciabile ufficialmente, perché scompaiono i microchip e non esiste un’anagrafe canina pubblica. Gli unici in grado di mantenere un contatto con i cani e seguirne il destino, sono i volontari stessi, attraverso le chat con le famiglie adottive.

Roberto Schirru, sassarese, ambientalista, non fa parte di alcuna associazione animalista, vegetariano, ha vissuto per otto anni in Germania, attraversandola in lungo e in largo per lavoro. Amburgo, la Baviera, Berlino e tutte le principali città. Il suo può essere un punto di vista per così dire neutrale, tra chi punta il dito contro le “deportazioni di massa” e tra chi parla invece di “adozioni felici di massa”.

Dice: «Per l’esperienza che ho avuto e per ciò che ho potuto vedere con i miei occhi, sono sicuro che i cani vadano a finire all’interno delle famiglie. C’è una sensibilità completamente diversa dalla nostra, chi adotta un animale lo ama di più di una persona ed è disposto a spendere una fortuna per prendersene cura».

Racconta: «Mi è capitato di vedere famiglie scegliere appositamente cani più sfortunati, magari con zampe paralizzate, bisognosi del carrellino con le rotelline, con costi di gestione pazzeschi. La cultura è proprio diversa dalla nostra, e la richiesta di cani è altissima. E poi c’è sempre un follow up. Le famiglie che adottano un cane, anche a distanza di anni continuano a inviare foto e video ai volontari, perché si instaura una sorta di reciproca riconoscenza. Fuffi sul divano, Fuffi sulla neve, Fuffi che mangia il wurstel. Roba che rasenta lo stalkeraggio. Insomma, altro che laboratori di vivisezione: i cani vanno a finire in contesti accoglienti e pieni di affetto. Alberghi a 5 stelle rispetto alle nostre case. Il motivo per cui tanti cani finiscono in Germania per me è semplice: molte associazioni italiane preferiscono farli adottare lì perché sanno che verranno sicuramente trattati meglio».

Quanto all’ipotesi del business Schirru tende a escluderlo: «Ho conosciuto diversi volontari, e ho visto come lavorano. Per la mia esperienza si tratta di persone che non solo non ci guadagnano, ma anzi si svenano per gli animali, investendoci soldi e la maggior parte della propria vita. Viaggiano con il cane, lo accompagnano personalmente oltre confine, si trattengono nella famiglia per un paio di giorni per l’inserimento, come si fa con i bimbi all’asilo. E in Germania avviene lo stesso, con una rete di volontariato capillare e molto attiva».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes