Femminicidio ad Alghero, prova del dna per identificare Speranza

Lunedì 10 febbraio verrà comparato il profilo della donna trovata morta con quello dei genitori della 50enne di Uri

ALGHERO. L’ultimo responso lo darà il dna, poi Speranza potrà finalmente riposare in pace. Per fugare anche l’ultimo dubbio e identificare con certezza quel corpo trovato il 30 gennaio scorso dentro un cespuglio alla periferia di Alghero, sarà necessario comparare il profilo estratto dagli investigatori del Ris sui resti del cadavere rimasto quasi due mesi a contatto con la terra, con quello dei genitori della 50enne di Uri di cui non si avevano notizie dai primi di dicembre.

L’incarico per gli esami di laboratorio verrà affidato al maresciallo maggiore Gavino Piras del Ris lunedì mattina alle 13 in Procura. Sempre lunedì riprenderanno gli accertamenti degli investigatori incaricati dal sostituto procuratore Beatrice Giovannetti di cercare riscontri al racconto di Massimiliano Farci, che durante l’interrogatorio aveva raccontato agli inquirenti di aver trovato Speranza Ponti impiccata a un maniglia nell’abitazione di via Vittorio Emanuele dove la coppia abitava.

L’uomo aveva detto di averla poi portata a Monte Carru, un posto che la donna amava, e di averla deposta lì per paura che nessuno – visto il suo passato – gli avrebbe creduto. Farci, già condannato all’ergastolo per un altro omicidio commesso nel 1999, aveva detto dei aver fatto tutto da solo.

Gli investigatori però non gli credono. I giorni scorsi sono state interrogate dai carabinieri della compagnia di Alghero diverse persone vicine al pizzaiolo che nel 2017 aveva ottenuto la semilibertà.

Tra loro potrebbe esserci il complice di Farci, che per il momento deve rispondere da solo dell’accusa di omicidio, soppressione di cadavere, furto e utilizzo indebito di carta bancomat. Intanto nell’istituto di patologia forense dell’università di Sassari il medico legale Salvatore Lorenzoni ha concluso il complicatissimo esame autoptico sul corpo ritrovato a Monte Carru in avanzato stato di decomposizione, ma il perito della Procura sta attendendo di confrontare i dati raccolti con quelli messi insieme dagli esperti del Ris durante il sopralluogo nell’appartamento in cui sarebbe avvenuto il delitto. Solo a quel punto la salma potrà essere restituita ai familiari per la sepoltura. La settimana prossima le tute bianche del Ris dovrebbero entrare anche nella casa dei genitori di Massimiliano Farci ad Alghero e ispezionare la Ford Fiesta intestata alla mamma dell’ergastolano: l’auto utilizzata per trasportare il corpo dal centro di Alghero a Carrabuffas. Intanto Farci, rinchiuso nel carcere sassarese di Bancali, continua a proclamarsi innocente. Ma ad incastrarlo secondo gli inquirenti ci sarebbero tra le altre cose i prelievi di denaro fatti dall’uomo con il bancomat di Speranza. Prelievi ripresi dalle telecamere di videosorveglianza delle banche, le cui immagini sono nelle mani dei carabinieri dall’inizio dell’indagine. Erano stati i familiari di Speranza Ponti a metà dicembre a denunciare la scomparsa della loro cara. I carabinieri erano subito arrivati a Farci, ma solo dopo un mese e mezzo sono riusciti a stringere il cerchio e ad arrestarlo.

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