Massacrò la ex, la difesa: «Non fu tentato omicidio»

L’avvocato di Bichiri ha chiesto di derubricare il reato in lesioni aggravate La parte civile vuole 200mila euro di risarcimento. Oggi la sentenza del gup

SASSARI. Da una parte l’avvocato della difesa Claudio Mastandrea ha chiesto la derubricazione del reato da tentato omicidio a lesioni gravi, dall’altra gli avvocati di parte civile Elisabetta Sotgia (per la ex compagna vittima “principale”) e Paola Dessì (per la mamma dell’imputato vittima di minacce) hanno sollecitato rispettivamente un risarcimento di 200mila e di 5mila euro di danni.

È prevista per oggi la sentenza del processo che si sta celebrando con il rito abbreviato nei confronti di Pasqualino Bichiri per il quale il pubblico ministero Maria Paola Asara ha chiesto una condanna a nove anni di reclusione.

Il 42enne originario di Alghero era stato arrestato a ottobre del 2018 con l’accusa di aver massacrato di botte l’allora fidanzata. Calci e pugni in tutto il corpo senza contare insulti e minacce. La Asara era partita da una pena base di 13 anni. Davanti al gup Giancosimo Mura il perito incaricato aveva esposto nell’ultima udienza le sue conclusioni al termine degli accertamenti psichiatrici dai quali era emerso che l’imputato era capace di intendere e volere quando l’anno scorso colpì con violenza la sua ex, una sassarese di 53 anni, facendola finire in ospedale. L’aveva riempita di botte tanto che la povera donna aveva riportato traumi e fratture multiple ed era stata ricoverata in ospedale con una prognosi iniziale di trenta giorni di cure. In un’occasione, durante una lite scoppiata per banali motivi dopo averla colpita con calci e pugni sulla testa e su tutto il corpo – scriveva la Procura – l’avrebbe lasciata agonizzante e priva di sensi in casa.

Una relazione tormentata, quella fra i due, fatta di minacce, insulti, offese, botte. Fino a quel 13 ottobre 2018: alle 21.30 erano arrivate chiamate allarmanti alla centrale operativa del 113 per segnalare che in una casa del centro storico di Sassari stava accadendo qualcosa di molto grave. E bisognava fare presto. La tempestività dell’intervento aveva sicuramente evitato conseguenze più drammatiche. L’uomo, infatti, era stato bloccato mentre stava colpendo con violenza la compagna, parte degli arredi della casa erano già stati distrutti. Pasqualino Bichiri era stato bloccato a fatica dagli agenti delle volanti, perché si era scagliato con violenza anche contro di loro, e infatti deve rispondere anche di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Nel frattempo sul posto erano arrivati gli operatori del 118 che avevano prestato le prime cure alla donna. L’uomo era stato già arrestato in passato – nel 2003 – per maltrattamenti e violenza in famiglia. Parte civile nel processo anche la mamma del 42enne costretta a subire le continue minacce del figlio. «Ad agosto, minacciandola di morte, le aveva detto che a l’avrebbe ammazzata in quanto a lui di entrare in galera non interessava niente perché c’era già entrato».

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