I fedeli seguono la messa fuori trovano i carabinieri

Nonostante le prescrizioni il parroco di San Giuseppe ha celebrato a porte aperte I militari hanno ammonito tutti. Il sacerdote insiste: «Spogliati del nostro ruolo»

ALGHERO. Nonostante le prescrizioni e il rischio di contagio, don Potito Niolu, guida della parrocchia di San Giuseppe, non si è arreso all’evidenza. E incurante delle disposizioni di legge, ha voluto celebrare la messa in presenza di fedeli (cosa assolutamente vietata come qualsiasi altra forma di aggregazione), causando così l’intervento delle forze dell’ordine.

È accaduto lunedì al rito delle 18, quando l’anziano sacerdote – nonostante l’esplicito divieto – ha permesso ad alcuni devoti di partecipare alla funzione al termine della quale sono intervenuti i carabinieri con il capitano Pietro Barrel. «A noi sacerdoti non è stato impedito di celebrare messa – ha spiegato il parroco a sua discolpa il parroco – in Settimana Santa possiamo essere accompagnati dai lettori, l’organista e gli eventuali diaconi. Durante la celebrazione c’era qualche persona in più, vero, ma non arrivavamo ad una decina. Ho celebrato a porte chiuse – ha puntualizzato don Niolu – e a distanza di sicurezza». Non si è però trattato di un episodio isolato. L’arrivo dei carabinieri al termine della funzione è partita da una segnalazione avvenuta domenica sera. «Qualcuno li aveva sicuramente avvisati della presenza dei fedeli in chiesa il giorno precedente. Ma la domenica delle Palme – spiega il sacerdote – la messa è lunga e a più voci. Anche il papa o il vescovo celebrano aiutati da altre 4 o 5 persone. Io non ho vice parroco e in mio aiuto sono arrivati i fedeli – ammette candidamente il sacerdote –, eravamo una ventina». La presenza dei parrocchiani nella piazza ha dato nell’occhio e probabilmente qualcuno del vicinato, chiuso nelle palazzine che accerchiano la chiesa, ha segnalato la vicenda.

È stato il capitano Pietro Barrel a recarsi al termine della funzione di lunedì per parlare con don Potito insieme ai militari della stazione e avvisarlo dell’infrazione commessa. L’ammonimento per le successive funzioni della Settimana Santa sarà accompagnato da un serrato controllo e gli eventuali fedeli presenti saranno sanzionati secondo i termini di legge. La vita della Chiesa ai tempi del Covid-19 è puntualizzata e specificata dal decreto della congregazione del Culto Divino e gli orientamenti per la settimana santa scritti dalla Cei sono stati normati per la diocesi di Alghero-Bosa dal vescovo Morfino. «I vescovi e i presbiteri celebrino i riti della settimana Santa senza concorso di popolo e in luogo adatto, evitando la concelebrazione e omettendo lo scambio della pace», recita il decreto della Congregazione per il Culto Divino. «Ogni parroco è invitato a celebrare nella propria chiesa parrocchiale, per garantire la dignità alla celebrazione – precisa il decreto del vescovo Morfino –. Accanto al celebrante può essere assicurata la partecipazione di un diacono, di chi serve all’altare, oltre che di un lettore, un cantore, un organista ed, eventualmente, due operatori per la trasmissione in diretta. I fedeli vengano informati dell’ora di inizio delle celebrazioni e invitati a unirsi alla preghiera nelle proprie abitazioni, eventualmente anche grazie alla trasmissione in diretta».

Nessuna diretta però dalla parrocchia della Pietraia. «Ci sono già quelle della cattedrale e del Papa – spiega don Potito –,ci sentiamo legati e spogliati del nostro ruolo. Non possiamo neppure andare dagli ammalati. Io credo che con il minimo di buon senso si potrebbe celebrare, sono alla guida di San Giuseppe da 52 anni e non mi è mai capitata una cosa del genere».

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