La sanità privata scende in piazza per il contratto

Protesta di sindacati e lavoratori del Policlinico e della Gena Le aziende sfuggono all’aumento mensile di 156 euro

SASSARI. Un rinnovo di contratto nazionale sospirato da 14 anni, poi quando la svolta sembrava arrivata, a luglio scorso, con la mediazione del ministro della Sanità Roberto Speranza, e la pre-intesa era già stata siglata, la marcia indietro delle aziende sanitarie, dei laboratori e ambulatori privati. Per questo ieri mattina anche a Sassari sindacati e lavoratori del settore hanno voluto manifestare rabbia e delusione dopo l’ennesimo smacco.

C’erano le rappresentanze dei dipendenti del “Policlinico” e dell’Opera Gesù Nazareno in piazza d’Italia, perché l’emergenza pandemica ha ridotto anche il diritto a protestare, i segretari territoriali della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil altri sindacalisti schierati sulle scalinata del palazzo della Provincia, bandiere e cartelli d’ordinanza. Una rappresentanza, quella dei lavoratori, per i quasi cinquecento tra medici, infermieri, oss, ausiliari, tecnici di laboratorio e di centri sanitari privati che operano nella Provincia sassarese.

Lo sciopero di ieri, indetto a livello nazionale, voleva appunto forzare il muro sollevato dalle organizzazioni datoriali Aris ed Aiop, a cui Policlinico e Gena aderiscono. «Una retromarcia sul rinnovo del contratto alla quale non ci era mai capitato di assistere – spiega Augusto Ogana, della Uil Fpl –. Quando c’è un pre-accordo, la firma è sempre quasi una formalità». «Un fatto senza precedenti – ha rincarato il segretario generale della Cisl Fp, Armando Ruzzetto – . Perché dopo tre anni di trattative non si può sfuggire al confronto».

Invece è arrivata la sorpresa. Il dietrofront è arrivato da Confindustria che ha richiamato all’ordine gli imprenditori della sanità privata. Eppure si tratta di un rinnovo di contratto per il triennio dal 2017 al 2019. Perché dopo tanti anni il pregresso si doveva sanare con una “una tantum” di mille euro.

«Parliamo di un aumento mensile medio di 156 euro – ha ricordato Paolo Dettori (Fp Cgil) – , per rendere giustizia a categorie di lavoratori che svolgono la stessa attività dei loro colleghi del servizio pubblico ma vengono remunerati diversamente. C’è poi da aggiungere che comunque, in altre Regioni, tante aziende stanno applicando il contratto nazionale, scavalcando ogni imposizione».

La manifestazione di ieri ha voluto accendere i riflettori anche sulla sanità convenzionata. Un settore che sta attraversando una situazione difficile per i tagli alle tariffe sulle prestazioni sanitarie e riabilitative da parte della Regione. È un problema che ha toccato la Gena e tutti gli altri centri di riabilitazione per disabili della Sardegna e sul quale si sta lavorando per risolverlo. «Tagliare i budget di spesa alle strutture di riabilitazione – ha detto Antonio Monni (Cisl Fp – porta ririflessi su tre fronti: una possibile crisi economica degli stessi centri con un riduzione degli organici, ritardo nel pagamento degli stipendi e soprattutto nel sistema dell’assistenza ai disabili psichici, sarebbero fortemente danneggiate anche le famiglie, che si ritroverebbero a dover gestire da sole i malati». I 100mila dipendenti della sanità privata italiana, diventati eroi durante l’emergenza Covid, ora attendono anche un riconoscimento economico.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes