Sassari, il presidente Sergio Mattarella ricorda Francesco Cossiga

«La famiglia è stata la palestra dove ha potuto coltivare, sin da giovane, la passione politica. Palestra nella quale si è allenato al pluralismo, al confronto, alla laicità delle scelte»

SASSARI. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è arrivato a Sassari per partecipare alla cerimonia di commemorazione di Francesco Cossiga, organizzata dall'Università, per il decennale della morte dell'ex Capo di Stato. Sbarcato all'aeroporto di Alghero, si è diretto all'Ateneo dove è stato accolto dal rettore, Massimo Carpinelli.

Per Francesco Cossiga «la famiglia è stata anche la palestra dove ha potuto coltivare, sin da giovane, la passione politica. Palestra nella quale si è allenato al pluralismo, al confronto, alla laicità delle scelte» e dove, ha poi sottolineato lo stesso presidente Cossiga, «l'antifascismo era un fatto discriminante non solo dal punto di visto politico ma morale». Lo ha sottolineato il presidente Sergio Mattarella.

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«Al principio di laicità dello Stato Cossiga è rimasto sempre fedele. Nel suo dichiararsi "cattolico liberale" c'era un ossequio, un rispetto per la casa comune e per la sovranità delle istituzioni della Repubblica, che non concedeva spazio a tentazioni confessionali o integralismi di sorta». Ha detto il presidente Sergio Mattarella. «Convincimenti - ha aggiunto - che approfondiva volentieri anche attraverso gli amati classici del diritto e della filosofia anglosassone, ragioni non secondarie della sua capacità di dialogo politico, nel partito in cui militava e con personalità di partiti avversari».

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Per Francesco Cossiga «idealità e pragmatismo, fedeltà ai principi e attenzione alla concretezza della vita sociale divennero i parametri del suo lavoro parlamentare e della sua militanza politica. A questa scuola si formava la classe dirigente di governo: nel confronto talvolta aspro sui principi ma sempre orientato a composizioni - sul piano delle norme come su quello dei riflessi sociali - capaci di evitare conflitti laceranti e di sospingere il Paese sulla strada della stabilità e di un maggior benessere». Ha proseguito Mattarella.

«Francesco Cossiga fronteggiò l'attacco terrorista alla Repubblica e difese le istituzioni democratiche con il consenso del Parlamento, nel rispetto dello Stato di diritto e cercando di preservare, come bene indispensabile, l'unità delle forze democratiche nella lotta al terrore e all'eversione. Il ricorso a norme e strumenti nuovi restò sempre iscritto nel solco della difesa dei valori e dell'ordine costituzionale. E il contrasto alle vulgate insurrezionaliste, così come alla inaccettabile predicazione equidistante di fautori del "né con lo Stato, né con le Br", fu da parte di Cossiga sempre netto e scevro da ipocrisie e opportunismi». Ha continuato il presidente.

«Il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro, con la strage degli uomini di scorta, fu un colpo tremendo e uno spartiacque nella vita di Francesco Cossiga. Come fu uno spartiacque nella storia della Repubblica. Il ministro Cossiga si adoperò per la liberazione di Moro, suo amico e punto di riferimento politico, ma gli sforzi non giunsero al risultato sperato e la sofferenza fu acuita da quel susseguirsi di lettere di cui ebbe a riconoscere tratti di autenticità. Al ritrovamento del corpo dello statista assassinato dette esecuzione al suo proposito di dimissioni, "assumendosi la piena responsabilità politica dell'operato del dicastero". Ha ricordato Mattarella.

«Nel 1983 Francesco Cossiga che, con il suo secondo governo, aveva ripreso il dialogo con il Partito Socialista, venne eletto Presidente del Senato con una larghissima maggioranza. Alla guida di Palazzo Madama, Cossiga si fece apprezzare per solidità e imparzialità. Questa fu premessa all'elezione a Presidente della Repubblica, il 24 giugno 1985, che avvenne al primo scrutinio - cui posso ricordare di aver personalmente partecipato - con il consenso di oltre tre quarti dei grandi elettori, espressione di volontà unitaria nel sostenere la Presidenza della Repubblica come presidio di coesione del Paese attorno ai valori della Costituzione».

Francesco Cossiga avvertiva l'esigenza di riforme costituzionali in Italia e «si riassume in questo la ricerca e la evoluzione dei rilievi che, dapprima in modo assolutamente misurato e, via via, in modo più vivace, rivolse sulla questione che animava anche il dibattito tra le forze politiche. Il Presidente partiva dalla considerazione che nuocesse al Paese una visione che giudicasse le istituzioni esistenti fragili perché in attesa di riforma, richiamando al rispetto di una indeclinabile finalità: »le riforme istituzionali - disse nel tradizionale messaggio di fine anno nel 1987 - devono condurre all'obiettivo essenziale di promuovere la crescita della democrazia». Ha detto il presidente Sergio Mattarella.

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