Case di cura abusive, 15 richieste di assoluzione

Quattro psichiatri e 11 dipendenti della coop Pitzinnos a giudizio per vari reati (alcuni sono prescritti)

SASSARI. Assoluzione perché il fatto non sussiste e, per alcuni capi, non doversi procedere per intervenuta prescrizione.

Sono le richieste del pubblico ministero Giovanni Porcheddu arrivate al termine della requisitoria sulle presunte case di cura abusive per pazienti psichiatrici in via Nizza e via Savoia. Quindici in tutto gli imputati tra medici e membri della cooperativa Pitzinnos cui era stata affidata l’assistenza dei malati.

L’inchiesta (i reati contestati sono abuso d’ufficio, esercizio abusivo della professione, falso ideologico e materiale, abbandono di incapaci, truffa e favoreggiamento) era partita nel 2010: due appartamenti sarebbero stati trasformati, secondo la magistratura, in strutture sanitarie residenziali per pazienti psichiatrici, non autorizzate e senza le condizioni di sicurezza.

Il polverone si era sollevato quando un paziente, non si sa se per una fuga o per un maldestro tentativo di suicidio, si era lanciato dal primo piano di uno degli appartamenti procurandosi ferite su tutto il corpo e i familiari avevano sporto denuncia. I due alloggi erano stati presi in affitto da nove persone reduci da percorsi di cura psichiatrica, una coabitazione che faceva parte di un progetto di recupero di responsabilizzazione e reciproco aiuto. Il personale della cooperativa Pitzinnos faceva da supervisore: non praticava terapie, ma dava un supporto per pulizie e viveri. Sul progetto c’era il benestare dell’ex responsabile del Centro di salute mentale Asl Antonello Pittalis e dei colleghi psichiatri Fabio Mario Fara, Maria Elena Lentinu e Maria Angela Marras (tutti finiti a processo e difesi dagli avvocati Elias Vacca e Nicola Satta). La magistratura accusava però i medici della Asl di aver indirizzato in quelle case pazienti seguiti dal Centro di salute mentale «per dare alla cooperativa un vantaggio ingiusto, procurandole il pagamento delle rette mensili».

Oltre ai quattro medici sono imputati la presidente della coop Pitzinnos, Silvia Pilia, l’assistente sociale del Centro di salute mentale Rina Cadau e il collaboratore professionale Asl Alessandro Riccio. E poi i dipendenti della coop: Maria Luisa Quinzio, Sabrina Gadau, Giovanna Marongiu, Giovanna Angela Pes, Vincenza Flores, Annamaria Maniga, Maria Annunziata Solinas e Marisa Pani.

Il pm nella requisitoria ha evidenziato che Pittalis, nel suo interrogatorio, ha contribuito a fare chiarezza su alcuni aspetti dell’inchiesta ma ha anche voluto sottolineare il fatto che comunque si mosse in autonomia senza coordinamento con il responsabile del dipartimento di salute mentale «che ignorava addirittura l’esistenza delle case di via Nizza e di via Savoia prive di autorizzazione al funzionamento da parte del Comune di Sassari». Per quanto riguarda l’abbandono di incapace, relativamente al paziente che si lanciò dalla finestra, Porcheddu ha chiesto di non doversi procedere perché il reato è prescritto. Ora la parola passa alla difesa e poi ci sarà la sentenza. (na.co.)

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