Porto Torres, soccorrono il cane e il pastore li querela: assolti tre animalisti

L'amore per gli animali può diventare un boomerang e giocare brutti scherzi, anche sei anni di vicende processuali

SASSARI. L’amore per gli animali può diventare un boomerang e giocare brutti scherzi, anche sei anni di vicende processuali. È ciò che è accaduto a tre volontari animalisti, che si occupano da sempre della lotta al randagismo. Una mattina del 2014, vicino alla chiesetta di Balai, si imbattono in un maremmano magro, ferito, con la pelle dilaniata dai morsi in evidente stato di infezione. Il disinfettante spruzzato sulla carne, senza bende e protezioni, non era una terapia sufficiente. I volontari riescono a risalire al proprietario dell’animale, un allevatore che possiede un ovile nei paraggi. Lo contattano, e il pastore viene subito a riprendersi l’animale. Rassicura tutti, sostenendo che il cane era già seguito da un veterinario. Ma le condizioni del maremmano non convincono gli animalisti, che chiedono di poter monitorare nei giorni successivi lo stato di salute. Il pastore però si irrigidisce alla richiesta, e i volontari decidono allora di rivolgersi alle guardie zoofile, in modo che si accertassero che il cane stesse bene e seguisse le cure. A quel punto, sentitosi accusato di maltrattamenti, il pastore denuncia i tre per calunnia. Vengono rinviati a giudizio, con una richiesta di risarcimento di 5000 euro. I volontari si rivolgono agli avvocati Fabiana Fois, Sara Dettori e Teresa Pes, e alla fine ottengono l’assoluzione. Non avevano accusato nessuno, semplicemente vedendo un cane ferito non si erano voltati dall’altra parte: volevano solo che venisse curato.

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