Buia e dimenticata, la via così muore

Le cinquanta attività si sono ridotte a undici: «Il Comune si è dimenticato di noi»

SASSARI. Sembra di passeggiare in una città fantasma. Percorrere tutta via Università partendo da largo Ittiri per approdare davanti alla sede storica dell’ateneo, quella che un tempo di chiama Culleziu, è un’esperienza che fa male al cuore.

La via che un tempo pullulava di attività e botteghe oggi è un cimitero di serrande abbassate, di lucchetti arrugginiti e di scritte “vendesi” o “affittasi”. È in questo scenario desolante che dalla mattina presto fino a tarda sera si muovono senza troppo fastidio tossicodipendenti in cerca della dose di eroina o della bottiglia di birra a basso prezzo che trovano nei mini market gestiti dai bengalesi e dai pakistani.

«Avevamo avuto una bella idea per riportare la gente nella via - racconta sconsolato Pinuccio Mangatia dello storico negozio di alimentari - volevamo creare un percorso culinario che, con la strada pedonale, avrebbe coinvolto tutte le attività. Eravamo pronti a partire, ma voi è arrivata la pandemia e tutto si è bloccato. Noi riusciamo a sopravvivere con le consegne a domicilio, ma è sempre più dura».

Basta fare una vasca in mezzo ai palazzi storici e contare le serrande abbassate per scoprire che su cinquanta attività solo undici sono rimaste aperte, sei sono gestite da sassaresi e cinque da stranieri.

«La sera c’è buio - spiega Simone Biasetti della tabaccheria all’angolo con via Turritana – e la gente ha paura. Servirebbero dei punti luce e più controlli da parte delle forze dell’ordine».

Il Comune - dicono in coro i commercianti - si è dimenticato di questo angolo storico della città, è un vero peccato lasciarlo morire. (l.f.)

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