Non voleva uccidere l’ex pena ridotta a un anno

Una donna di Sorso aveva accoltellato il marito violento: «Dovevo difendermi» Reato derubricato in lesioni. A lui confermati sedici mesi per maltrattamenti 

SASSARI. Non voleva uccidere il suo ex marito quando quel giorno di settembre di cinque anni fa lo ferì con un coltello. Convinti di questa ricostruzione prospettata già nel primo grado di giudizio dall’avvocato difensore Carlo Pinna Parpaglia – che aveva sollecitato la derubricazione del reato da tentato omicidio a lesioni – i giudici della corte d’appello hanno ridotto la pena nei confronti di Michela Gioia, 55enne di Sorso, condannandola a un anno di reclusione (pena sospesa) a fronte dei tre anni e 4 mesi che le erano stati inflitti in primo grado.

Confermata, invece, la condanna a sedici mesi per il suo ex marito Giovanni Pulino, di 45 anni, accusato di maltrattamenti nei confronti di lei. Entrambi erano infatti finiti in un’aula di tribunale con il duplice e insolito ruolo di imputato e parte offesa.

Un rapporto tormentato, fatto di continue discussioni e violenze. Tanto che a un certo punto la donna, esasperata per i continui soprusi subiti dal marito, il 23 settembre del 2016 – al termine dell’ennesima violentissima lite – aveva preso un coltello a serramanico e lo aveva colpito prima al petto e poi alla schiena, mentre lui cercava di fuggire. L’episodio si era verificato in via Umberto, in pieno centro a Sorso. L’uomo, difeso dall’avvocato Mario Spanu, dopo le coltellate ricevute aveva raggiunto a piedi la caserma e chiesto aiuto ai carabinieri, poi aveva perso i sensi nella sala d’attesa. Subito dopo era stato accompagnato al pronto soccorso e sottoposto a un intervento chirurgico che gli aveva salvato la vita.

I rapporti tra i due erano tesissimi da un po’ di tempo, in particolare da quando la donna aveva deciso di separarsi e Giovanni Pulino era andato a vivere a casa della madre. Lui non avrebbe però accettato la separazione e avrebbe così iniziato a perseguitarla, tanto che lei aveva presentato un paio di querele nei suoi confronti. Il 23 settembre di cinque anni fa, secondo quanto aveva riferito la donna ai carabinieri, il marito l’avrebbe prima minacciata di morte e insultata pesantemente, poi avrebbe cercato di colpirla con la catena di una moto. Solo a quel punto Michela Gioia, dopo aver schivato il colpo di catena, aveva impugnato un coltello a serramanico e colpito Giovanni Pulino. L’avvocato difensore della donna, Pinna Parpaglia, si era soffermato nella sua arringa proprio sulle violenze che la sua assistita era stata costretta a subire nel tempo e sul fatto che quel giorno del 2016 lei avesse agito per legittima difesa. Tesi parzialmente accolta dal collegio presieduto dal giudice Maria Teresa Lupinu (a latere Marina Capitta e Maria Grixoni) che ha ridotto la condanna e revocato l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.

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