«La città ricordi Gianmarco»

La famiglia del perfusionista morto nel 2004 con l’équipe dei trapianti: «Intitoliamogli una via»

SASSARI. «A oggi sono diciassette anni che Gianmarco è morto, il nostro dolore per la sua perdita è ancora vivo in tutti noi, invece Sassari sembra aver dimenticato quel suo figlio che ha perso la vita per salvarne un’altra. E questa mancanza di memoria nei confronti del suo sacrificio aggiunge sofferenza e dispiacere alla tragedia che abbiamo vissuto».

A parlare sono i familiari di Gianmarco Pinna, il tecnico perfusionista che il 24 febbraio del 2004, a soli 47 anni, rimase ucciso nello schianto del Cessna su una vetta delle montagne dei Sette Fratelli. Sull’aereo viaggiava l’equipe trapianti che trasportava anche il cardiochirurgo Alessandro Ricchi, il suo assistente Antonio Carta e l’equipaggio di tre persone della compagnia aerea privata. Con loro c’era il cuore prelevato da una donatrice del San Camillo di Roma che doveva essere trapiantato su un paziente all’ospedale Brotzu. Il Cessna, partito da Ciampino, precipitò nella zona di Burcei, portandosi via la vita di tutti loro.

Quel giorno è ben impresso nella memoria della famiglia di Gianmarco Pinna. La notizia, arrivata come un macigno attraverso il gazzettino radio, il viaggio verso Cagliari, l’inchiesta della magistratura che aveva fatto slittare i funerali, la consegna dei poveri resti del figlio, marito e padre.

Giorni di incubo, una ferita che ancora non si è rimarginata. E a farla sanguinare è l’oblio che è caduto nella città dove Gianmarco era nato, aveva studiato, aveva solide amicizie e dove non mancava mai di tornare non appena il suo lavoro nel centro ospedaliero cagliaritano glielo consentiva.

Il tecnico perfusionista sassarese era un uomo solare, sempre sorridente, con mille interessi. Si era formato a Bergamo con il cardiochirurgo Valentino Martelli che, apprezzandone la preparazione, l’aveva portato con sé quando era ritornato in Sardegna per dirigere il centro di cardiochirurgia dell’ospedale cagliaritano. Un lavoro impegnativo, senza praticamente orario, ma che Gianmarco affrontava con la forza del suo carattere e con la disponibilità che gli erano propri, sempre pronto ad aiutare i più deboli. Quando era studente delle elementari, a San Giuseppe, gli avevano dato il premio della bontà: Aveva un compagno di classe disabile, non in grado di camminare, e lui se lo portava in spalla e lo aiutava in ogni necessità.

«Ora che sono passati diciassette anni, ci sembra giusto che la città gli renda omaggio anche per rammentare alle nuove generazioni che il 24 febbraio del 2004 tutta l’equipe medica e i piloti hanno donato se stessi per fare del bene – dice la famiglia Pinna -. Questo è il significato della nostra richiesta, affinché quanto è avvenuto serva ad esempio di abnegazione e spirito di servizio.

Intanto il gruppo intercomunale Sassari-Ittiri dell’Aido, l’Associazione italiana donatori organi, presieduta dal chirurgo pediatrico Antonio Dessanti, sempre vicina ai familiari di Gianmarco, a cui la sezione è intitolata, nell’anniversario della morte vuole ribadire l’importanza delle donazioni per le migliaia di pazienti affetti da patologie acute che solo il trapianto può curare e la dedizione verso gli altri che rappresenta. (p.f.)



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