Ozieri, «Vuoi l’asilo il pomeriggio? Anticipa 400 euro»

Elevata la cifra chiesta alle famiglie dal Comune per il servizio nido al pomeriggio e il sabato

OZIERI. Sono partite all’inizio dell’anno scolastico le lamentele delle famiglie per la mancata apertura nel pomeriggio e il sabato nell’asilo nido comunale La Cicogna, e negli ultimi giorni si è intravista una soluzione che però non piace davvero a nessuno: i servizi potranno essere ripristinati, ma solo per chi è disposto ad anticipare quasi 400 euro al mese. Denaro che poi verrebbe rimborsato, dicono dal Comune, ma è chiaro che si tratta di una cifra esorbitante anche solo da anticipare.

Come raccontano alcune mamme, prima dell’inizio dell’anno era stato comunicato che non ci sarebbe stato il turno pomeridiano (previsto gli anni scorsi per 25 euro mensili in più), perché per farlo non si potevano accorpare le classi, come in precedenza, stanti le norme anti Covid; ma nemmeno l’apertura il sabato, invece sempre prevista. L’unica scelta era quella di assumere 1/2 operatori in più, ma bisognava aspettare. I fondi a quanto pare c’erano, ma occorreva attendere lo sblocco dei concorsi (sebbene per le assunzioni nella Prometeo, Srl comunale che gestisce il servizio, sia prevista l’assunzione diretta in caso di necessità). I fondi però “spariscono” a gennaio, proprio mentre pare che si possano fare le assunzioni, e, sebbene l’assessorato ai Servizi Sociali assicuri che avrebbe trovato una soluzione, non succede niente. Da qui un’altra richiesta delle famiglie, e una riunione il 25 marzo con la proposta di un servizio integrativo il cui costo potrà essere coperto grazie ad appositi fondi regionali, ma solo per le famiglie disposte ad anticipare 393,12 euro mensili in più aspettandone il rimborso.

Quasi 400 euro, che non possono di certo essere anticipati a cuor leggero da nessuno, tantomeno di questi tempi. Si era in attesa di ulteriori comunicazioni entro il 30 marzo, sulla possibilità di attivare effettivamente il servizio da aprile e a quali costi, ma ancora tutto tace. «Aspettando il rimborso le famiglie cosa mangiano?» dicono le mamme; e vale la pena sottolineare “le mamme”, visto che sono loro di solito a fare i salti mortali per conciliare famiglia e lavoro. «E’ possibile che l’assunzione di una o due unità comporti un aggravio di costi così imponente e che esso ricada interamente sulle famiglie?». Famiglie che sono circa 25 (più della metà del totale dei più o meno 45 bimbi accolti nell’asilo), quindi fatti due conti la cifra che viene fuori è alta. Qualcuno ha accettato, per estrema necessità e a malincuore: «ma poche adesioni bastano per far ripartire il servizio, se è vero che ha costi così alti?» è l’altra domanda. Insomma, c’è «poca o nessuna attenzione per i bisogni delle famiglie in un momento di particolare difficoltà e precarietà». «Il Comune non offre servizi e spazi per i bambini - dicono le famiglie - e non promuove attività; l’unico servizio è l’asilo, che però ora è stato svilito e che a poco a poco viene smantellato. Quali sono le alternative?».

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