Addio a Gianni Falchi, carabiniere tra la gente

Il brigadiere di 49 anni stroncato da un infarto mentre si preparava per andare al lavoro a Sassari

PORTO TORRES. Fare il carabiniere dove sei nato, nella tua città, non è mai un privilegio. E Gianni Falchi lo sapeva: «Devi essere al di sopra di ogni cosa e di tutti, mai lasciare un dubbio o fermarsi di fronte a un ostacolo», diceva. Per lui non era un problema, perché era un servitore dello Stato, di quelli veri, cresciuti tra valori e sacrifici. E la sua Porto Torres la portava sempre nel cuore.

Ieri mattina il brigadiere 49enne si è sentito male improvvisamente, era a casa, si preparava per andare al lavoro. I soccorsi sono stati immediati ma la morte è stata più veloce e cinica. Crudele come sempre.

Non c’è stato niente da fare, il grande cuore di Gianni Falchi si è fermato per sempre. Un dolore terribile per la moglie e le due figlie, per la mamma e gli altri familiari. E per la grande famiglia dell’Arma dove Gianni era entrato ragazzino, quando aveva appena 17 anni. Una lunga esperienza in giro in Italia e in Sardegna. Fino alla sua città dove ha operato per quattordici anni. Rispetto, semplicità, entusiasmo e comprensione, un carabiniere perfetto. Da poco aveva ottenuto la promozione e il trasferimento al comando provinciale di Sassari, al Nucleo motociclisti.

«Oggi si conclude un avventura e se ne inizia un’altra con un nuovo incarico e soddisfazioni, penso di aver fatto e dato sempre il massimo per la mia città, anche se a volte avrei voluto fare anche di più... Sempre a disposizione, grazie a tutti». Questo il suo messaggio scritto sui social il 13 marzo, e sotto la faccia da eterno ragazzo, gli immancabili occhiali Rayban, l’espressione rassicurante.

Ieri mattina la brutta notizia ha fatto rapidamente il giro della città e della Sardegna. Porto Torres perde un altro dei suoi figli migliori. L’ultima missione di pace all’estero l’aveva fatta in Kosovo, base a Pristina. L’esperienza nei Balcani si era allungata rispetto ai tempi programmati a causa della pandemia, Gianni Falchi ne aveva fatto un racconto profondo, carico di umanità: «Sono stati mesi indimenticabili, non solo dal punto di vista professionale».

Lavoro, famiglia e sport (grande tifoso juventino) , impegno nel sociale. Gianni era un portatore di entusiasmo e di speranza. Aveva sposato la boxe, l’impegno nella storica palestra di via Petronia dell’Asd Turris “B.Martellini” dove è stato a lungo vice presidente. Si allenava con i ragazzi che gli hanno voluto un gran bene. Una passione ereditata dal padre (quella del pugilato) che aveva perso troppo presto.

Vicino alle persone in difficoltà, pronto a tendere la mano. Sembrava non doversi fermare mai: ieri mattina il dramma. Resterà per tutti il ricordo di un uomo buono, di un carabiniere tra la gente, con un valore dell’amicizia straordinario e la fierezza di chi è abituato ad andare avanti senza mai cercare scorciatoie. Fai buon viaggio fin lassù, Gianni. (gb-gm)

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