Tumore al seno, a Sassari attese insostenibili per le protesi finali

Chi ha subito la mastectomia ora deve aspettare mesi  L’Aou: dedicheremo una giornata per questi interventi

SASSARI. Il Covid è stato una palla al piede pesantissima per la prevenzione, la diagnosi precoce, per gli interventi, per le cure. Ha fagocitato ogni risorsa: sale operatorie, anestesisti, personale, prosciugando la sanità ordinaria di ogni energia. Le donne che hanno avuto la sfortuna di ammalarsi di tumore al seno da un anno a questa parte, scontano questo deficit di risorse. L’attività operatoria, quando la coperta è corta, si è concentrata sull’emergenza, e dunque sull’asportazione dei carcinoma mammari. Ma per uno spazio libero in sala operatoria talvolta le attese erano di oltre due mesi. La ricostruzione estetica del seno, in questo scenario, è stato retrocesso a incombenza secondaria e procrastinabile. Una protesi definitiva impiantata per ridare le forme cancellate, può attendere anche tre mesi. Nelle pazienti operate viene posizionato un dispositivo (espansore), sotto il muscolo pettorale. Si tratta di un palloncino che viene progressivamente gonfiato con soluzione fisiologica allo scopo di distendere i tessuti e facilitare il successivo posizionamento della protesi vera e propria. Ma per questa fase conclusiva, i tempi sono lunghissimi, anche un anno. In pratica la logica durante la pandemia è stata questa: prima si salva la vita, poi si pensa alla femminilità. Peccato che la ricostruzione del seno non è solo chirurgia estetica, ma ormai è considerata parte integrante della cura del cancro, tanto che gli interventi sono a carico del Servizio sanitario nazionale. Perché le conseguenze di una mastectomia totale in una donna non riguardano solo i segni tangibili sul corpo, ma anche sul versante psicologico, perché non avere più il seno spesso viene vissuto come una mutilazione profonda.

«Le ricostruzioni mammarie, in particolare quelle immediate non sono mai state interrotte – spiega il direttore della struttura complessa di Chirurgia plastica ricostruttiva, professore Corrado Rubino – da settembre 2020, infatti, stiamo utilizzando una serie di metodiche interventistiche che ci consentono di effettuare la mastectomia e l'immediata ricostruzione del seno». E prosegue: «Tra marzo e aprile dello scorso anno, quando la pandemia ha costretto la struttura ospedaliera a concentrare gli anestesisti nelle terapie intensive Covid, e parliamo di una situazione che ha accomunato la stragrande maggioranza degli ospedali italiani, a essere sospesi sono stati soltanto gli interventi di sostituzione di espansore con protesi mammaria. Questo genere di metodica consiste in una ricostruzione in due tempi: il primo dei quali avviene subito dopo la mastectomia, il secondo a distanza di sei mesi, un anno. Gli ultimi interventi di espansore risalgono appunto ad aprile dello scorso anno». Nella metodica della ricostruzione differita si inseriscono anche le sostituzioni di protesi impiantate da 10 anni e oltre.

«Per queste ultime due categorie – riprende il direttore di Chirurgia plastica ricostruttiva – in accordo con la direzione strategica dell’Aou, già dalla seconda metà di questo mese sono state programmate sedute aggiuntive che ci consentiranno di effettuare alcuni interventi». Gli interventi saranno effettuati il sabato. Queste sedute aggiuntive, che interesseranno circa 120 donne in lista d'attesa, si alterneranno con quelle aggiuntive che la struttura diretta da Rubino sta già effettuando per ridurre le liste d'attesa nella Smac, per le patologie oncologiche mammarie. «A causa del Covid, infatti, nella seconda fase della pandemia – conclude lo specialista – le liste d'attesa per la Smac erano passate da uno a tre mesi, con 60 donne da operare. Da quando è iniziato il progetto, cioè a fine aprile scorso, siamo già riusciti a ridurre le liste a meno di due mesi. A metà di questo mese la lista si ridurrà a 45 giorni».



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