Campus: «Contagi in crescita»

Il sindaco firma un’ordinanza che vieta l’alcol in strada e avvisa: attenti o ci saranno nuove chiusure

SASSARI. Sessanta positivi in città, il doppio del primo giugno. Con contagi che, per la prima volta, riguardano ragazzini di 14 e 15 anni, bambini di 9, 10 e 11 e addirittura di 1 e 3. E le persone in quarantena che schizzano a 176, un terzo delle quali in un’unica borgata.

«Evidentemente hanno festeggiato troppe cresime». È un’ironia amara e preoccupata quella del sindaco Nanni Campus. Che ieri pomeriggio ha preso la parola in consiglio comunale, tornato in presenza nell’aula di Palazzo Ducale, mentre si discuteva una mozione, poi approvata, in cui si invitavano Regione, Ats e Assl a potenziare gli hub vaccinali, prendendo in considerazione anche l’area di Piazzale Segni al fianco del PalaSerradimigni.

Preoccupazione che deriva da una curva di contagi in inequivocabile crescita. Che ha già causato la prima scelta forte del primo cittadino, che ieri mattina ha firmato un’ordinanza che decreta lo stop, 24 ore su 24, in tutto il territorio comunale, al consumo di bevande alcoliche e superalcoliche in aree pubbliche e private aperte a uso pubblico, tranne quelle in uso ai titolari di pubblici esercizi. Fatta per «assicurare nella comunità una serena e civile convivenza, mettendo in campo gli strumenti più efficaci atti a rafforzare la sicurezza urbana, bloccando fenomeni devianti correlati all’aggressività che manifestano coloro che abusano di bevande alcoliche e superalcoliche, aggressività che sfocia frequentemente in condotte violente». Ma anche, chiaramente, per arginare la parte più incontrollabile della movida giovanile, sulle cui ali il virus ha ripreso a correre. Niente alcol, 24 ore su 24, fuori dalle pertinenze dei bar, dunque. Ma potrebbe non bastare.

«Sassari – ha sottolineato Campus – dopo una prima parte di pandemia orribile, con il virus che dagli ospedali si è propagato nelle case di riposo e delle Rsa, ha reagito con forza e disciplina. E per lungo tempo ha avuto dati che sottolineavano il suo comportamento virtuoso, di cui andare fieri». Dati che hanno iniziato a scricchiolare dopo la prima sbornia da zona bianca: «A maggio eravamo tornati a 90 positivi, numeri alti ma ancora sotto controllo in una situazione in cui piccoli paesi ne avevano 300. E, dopo due settimane di zona rossa, il 10 maggio eravamo di nuovo a 22».

Poi il lento e progressivo sfilacciamento. E i numeri che, costanti, salgono. «Per fortuna – ha sottolineato il primo cittadino – non siamo in presenza di un contagio diffuso, ma di focolai ben localizzati. Che seguono eventi come feste, le cresime appunto, a cui partecipano decine di persone, senza precauzioni, rischiando di vanificare il lavoro e i sacrifici di un’intera comunità. Questo fa ancora più rabbia, e con questa rabbia devo richiamare di nuovo tutti alla massima attenzione».

«La situazione – ha continuato il sindaco – è meno grave che in passato negli ospedali, grazie alla campagna vaccinale, e per questo chiediamo a Regione, Ats e Assl di incrementarla ancora, di passare velocemente a una routine di vaccinazione dai medici di base e nelle strutture territoriali. Allo stesso tempo però voglio essere chiaro: se questi numeri continueranno a crescere torneranno le chiusure e le limitazioni. E i sacrifici per categorie che non se li possono più permettere. Non è il momento di rilassarsi, di sottovalutare un virus che è ancora presente e forte. Capisco la voglia di normalità che tutti abbiamo bisogno di respirare, ma così richiamo di mandare tutto a monte a un passo dal traguardo».

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