Antiquarium, un salto nel futuro

Il museo riapre dopo due anni e mezzo tra QRcode, 3D e un allestimento completamente rinnovato

PORTO TORRES. Taglio del nastro, dopo due anni e mezzo di chiusura, per l'Antiquarium Turritano. A impugnare le simboliche forbici la prefetta di Sassari Maria Luisa D'Alessandro. Sarà un museo più luminoso, ampio, arioso. Ristrutturato negli ambienti e con meno reperti esposti, ma raccontati diversamente per l'esposizione, la pannellistica, gli approfondimenti scaricabili nei propri devices mediante codici QR distribuiti lungo il percorso e gli strumenti multimediali in 3D, attraverso i quali rinnovare in modo pressoché totale l'esperienza museale dei visitatori.

Per chi era abituato alla gran mole di reperti, spesso molto vicini, del precedente allestimento, l'impatto può risultare sorprendente, per gran parte dei turisti probabilmente vi è maggiore spazio per ammirare i singoli oggetti esposti in modo quasi propedeutico ad una visita ai monumenti dell'antica Turris Libisonis in area esterna.

A presentare il nuovo allestimento il direttore della direzione regionale Musei Sardegna Francesco Muscolino e l'ormai ex direttrice del museo nazionale Maria Letizia Pulcini, che lo ha curato personalmente. «Siamo ben lieti di riaprire al pubblico con un allestimento molto rinnovato, raffinato, essenziale, e con una pannellistica bilingue italiano/inglese non così scontata nei musei», ha esordito Francesco Muscolino evidenziando il lavoro che la direzione regionale dovrà compiere per inserire l'Antiquarium Turritano nei circuiti turistici.

«Apprezzo molto l'allestimento, non è opprimente ed invoglia il visitatore a fermarsi», ha affermato il direttore prima di lasciare spazio a Maria Letizia Pulcini. «Quando nel 2019 abbiamo chiuso non era in preventivo un riallestimento, ma pareva doveroso restituire a Porto Torres qualcosa che non fosse soltanto una struttura restaurata – ha spiegato l'ex direttrice dell'Antiquarium – l’idea alla base dell’allestimento è di raccontare la storia del territorio del Golfo dell’Asinara a partire da pochi e mirati materiali esposti, grazie anche all’ausilio di un efficiente apparato comunicativo. Il desiderio è ridefinire l’esperienza museale attraverso un racconto del tutto nuovo, nel rispetto delle linee guida indicate dal Ministero della Cultura e dell’accessibilità per tutte le categorie di visitatori».

L’esposizione è stata suddivisa in sette grandi sezioni, all’interno delle quali si sviluppano delle sottosezioni con ulteriori approfondimenti, il cui fulcro è costituito dalla storia della colonia di Turris Libisonis, con tre grandi aree tematiche dedicate alla vita pubblica, quella privata e alla vita dopo la morte. È stata, inoltre, introdotta una sezione dedicata al territorio prima della fondazione della Colonia. Un tour per il museo permetterà ai visitatori di ammirare i reperti più noti tra i quali il Satiro, spostato però al piano superiore in una sezione dedicata agli edifici termali, il sarcofago di Aurelia Concordia in un'ubicazione temporanea con una finestra affacciata sul porto, l'Ara Bubastis, le iscrizioni menzionanti importanti magistrati della Colonia e quella di Flavia Publicia in un'apposita vetrina, le teste di alcuni personaggi d'età imperiale tra cui quella dell'imperatore Marco Aurelio e le varie statue di togati locali, non più raggruppate ma esposte secondo una concezione museale più moderna. Una vetrina è invece definita “jolly” perché sarà dedicata all'alternanza di reperti capaci di raccontare una propria storia e quindi anche Turris Libisonis. Il primo esposto è l'urna cineraria di Caius Vehilius Rufus. Ad un occhio anche non particolarmente attento non può sfuggire, oltre al minore numero di iscrizioni esposte, l'assenza del mosaico funerario di Settimia Musa, trasportato per un restauro a Cagliari: è stato assicurato che ritornerà nel giro di qualche mese ad arricchire l'esposizione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes