Sassari, addio a Paolo Sale: il medico del lavoro che amava il tennis

La malattia autodiagnosticata, la speranza di vincerla. Da trent’anni si occupava anche della Nuova Sardegna 

SASSARI. Ci sono storie che quando le raconti non puoi fare a meno di incrociarle con quelle di migliaia di persone. Ecco, la vita di Paolo Sale è stata così: parallela e integrata con quella di tanti altri. Soprattutto lavoratori, perchè lui è stato un medico del lavoro. “Competente”, viene definito oggi chi ha quella specialità. Poteva stare nelle vetrine che voleva, ma ha scelto sempre di essere defilato: preciso, determinato, attento e premuroso come un padre, a volte decisivo. Ma sempre un passo indietro.

Se n’è andato in silenzio, con la discrezione di chi non ha mai cercato spazi, o fatto a gomitate per andare avanti. Aveva 70 anni Paolo ma lo spirito e le energie di un ragazzo. “Dottor Sale”, come lo chiamavano quasi tutti, una risorsa, figura straordinaria di medico vecchio stampo che sapeva però essere al passo con i tempi. Si è spento dopo neanche un mese di malattia, che si era autodiagnosticato (ne aveva parlato a qualche amico medico fidato, come Giovanni Manca). Il crollo all’improvviso, quando ormai sembrava che la sua battaglia stesse cominciando a dare i primi risultati. «Sto bene – aveva detto agli amici del Tennis Club di Porto Torres – e presto torno in campo a giocare». Invece non ce l’ha fatta, il destino ha scelto un’altra strada, un’altra partita.

Paolo Sale è stato medico del lavoro per trent’anni alla Nuova Sardegna: un amico per tanti, un professionista per altri, sempre disponibile per un consulto e per ascoltare chi aveva bisogno. Quello era il suo campo, la sua missione. Cercare di fare stare bene e in sicurezza chi lavora.

Nella medicina del lavoro Paolo Sale c’era dentro da più di quarant’anni, alla zona industriale di Porto Torres ha seguito decine di aziende e un esercito di operai e lavoratori di ogni categoria. Era arrivato nella città turritana da giovane medico, proveniente da Macomer dove suo padre aveva una falegnameria, e da Porto Torres non se n’è più andato Paolo Sale. Stimato dai colleghi, tanti amici. Nella libera professione continuava a seguire aziende e lavoratori dal suo studio di via Manno. Negli ultimi due anni l’emergenza pandemica l’aveva chiamato a uno sforzo maggiore. Il Covid come nemico subdolo, sempre in agguato, capace di diffondersi ovunque e di annientare vite. Non si era mai tirato indietro Paolo, l’avevamo visto anche in redazione bardato come un palombaro a testare e accertare. E quando i tamponi avevano dato esito positivo la sua voce rassicurante aveva aiutato chi era in difficoltà a muoversi con coraggio nel percorso di una battaglia che non risparmia colpi bassi. Un sorriso e una pacca sulle spalle, una chiacchierata - lui che era uomo di grande cultura e con mille passioni - e ti guidava verso l’uscita dal tunnel.

Era uno sportivo, fortemente legato al tennis Paolo Sale. L’ha praticato, è stato figura di riferimento per gli atleti e la società del Tennis Club Porto Torres che oggi lo piange come un fratello. Attaccamento ai valori di libertà e giustizia, senso civico e amore verso il prossimo, “il dottor Sale” lascia un vuoto enorme.

Alla Nuova aveva chiesto un periodo di “riposo”, per poi tornare. E sicuramente era certo di questo quando si è premurato anche di indicare un sostituto, per non lasciare sguarnito un servizio delicato. La notizia della scomparsa è di quelle spiazzanti, come spesso accade quando la morte entra a gamba tesa dove si costruiscono speranze e futuro. Resta l’immagine limpida di un medico senza frontiere, generoso e modesto, che riusciva a conquistare la fiducia. Alla famiglia un forte abbraccio. Buon viaggio Paolo. (g.baz.)

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