Morto dopo una caduta scagionati tre camici bianchi

SASSARI. Non ebbero alcuna responsabilità nella morte di un paziente arrivato al pronto soccorso di Sassari in seguito a una caduta a “Casa Serena” e deceduto dopo qualche ora. Ieri il giudice Mauro...

SASSARI. Non ebbero alcuna responsabilità nella morte di un paziente arrivato al pronto soccorso di Sassari in seguito a una caduta a “Casa Serena” e deceduto dopo qualche ora. Ieri il giudice Mauro Pusceddu ha assolto con formula ampia «perché il fatto non sussiste» tre medici: due in servizio al pronto soccorso del Santissima Annunziata e una neurochirurga dello stesso ospedale. Due settimane fa il pm aveva chiesto la condanna a due anni di reclusione per tutti e tre.

Il 31 dicembre del 2016 Giommaria Meloni, di 85 anni, era stato accompagnato al pronto soccorso: ai medici era stato riferito che era caduto sbattendo il sedere, l’anziano lamentava un dolore lombare e la radiografia aveva infatti rilevato una frattura all’altezza del coccige. I due medici avevano chiesto una consulenza neurochirurgica e la specialista aveva richiesto una Tac che aveva confermato la diagnosi. L’uomo era stato quindi dimesso a tarda sera con l’indicazione dell’utilizzo di un busto fino a quando la frattura non si fosse consolidata. Tornato a Casa Serena, Meloni era stato accudito dal personale che lo aveva lavato, cambiato e messo a letto. Era stato controllato all’una del mattino e alle tre dal personale che non aveva notato niente di anomalo. Ma alle 5.15 era stato trovato in stato di incoscienza. Era stato subito trasportato in ambulanza di nuovo al pronto soccorso e da qui in Rianimazione dove i medici avevano riscontrato un trauma cranico con emorragia massiva e lesioni cerebrali talmente gravi da non essere operabili. Dopo qualche ora Giommaria Meloni era deceduto. Per il pm ci fu una leggerezza da parte degli imputati che sottoposero sì l’anziano a radiografia e Tac lombare ma non si sarebbero invece accorti della presenza di una escoriazione nella parte superiore della testa. Di tutt’altro avviso la difesa (la neurochirurga era assistita dall’avvocato Gabriele Satta e i due del pronto soccorso da Piera Meloni) secondo cui non c’era alcuna prova che quella ferita fosse presente già nel pomeriggio. Non la vide nessuno: né il medico del 118, né i barellieri, né il personale di Casa Serena. Oltretutto il paziente quando descriveva la sede del dolore faceva riferimento solo alla regione lombare. Non videro la ferita nemmeno i due medici del pronto soccorso che non avevano oltretutto motivo di dubitare o ritenere che l’85enne avesse preso un colpo alla testa. Tanto che la consulenza neurochirurgica venne richiesta solo per avere una conferma del quadro diagnostico relativamente al dolore lombare. Per i difensori era quindi molto plausibile che nel pomeriggio il trauma cranico non esistesse e che, piuttosto, si fosse verificato in un secondo momento. (na.co.)

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