Dentro la “Casa di Carta” la centrale dello spaccio

Sgominata un’organizzazione familiare che gestiva il traffico in via San Donato In carcere padre e figlio con altre due persone. Giro d’affari di 15mila euro al mese

SASSARI. I protagonisti della “Casa di Carta” per tre mesi hanno avuto le telecamere puntate in faccia 24 ore su 24. Ogni spostamento, ogni conversazione, ogni incontro fugace tra le viuzze del centro storico è stato registrato e annotato dai carabinieri.

Non erano provini per una nuova serie Netflix, ma le prove schiaccianti - tra immagini registrate con telecamere nascoste nel centro storico e intercettazioni telefoniche e ambientali - finite nelle 130 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppe Grotteria, che ieri mattina è stata notificata a sette persone.

Tutte sassaresi, quasi tutte note alle forze dell’ordine, accusate di aver fatto parte di un’organizzazione a conduzione familiare che gestiva il traffico di cocaina e di eroina nella zona di San Donato.

I registi del duro colpo al traffico di sostanze stupefacenti nella zona vecchia della città che da tempo lancia segnali d’allarme, sono stati gli investigatori della sezione operativa dei carabinieri della compagnia di Sassari. Con loro ieri mattina si è complimentato il colonnello Dionisio De Masi, comandante provinciale dell’Arma, nel corso dell’incontro con la stampa convocato per illustrare i dettagli dell’indagine coordinata dal sostituto procuratore Enrica Angioni.

La base operativa dello spaccio - è stato spiegato dal maggiore Giuseppe Sepe, comandante della compagnia di Sassari - era all’interno di un’abitazione di San Donato.

A gestire il traffico erano Angelo e Cristian Carta, padre e figlio, rispettivamente di 61 e 39 anni. Proprio il loro cognome ha dato il nome dell’indagine, andata avanti da aprile a giugno di quest’anno. Ma se i protagonisti della famosissima serie tv lanciata da Netflix puntavano al colpo grosso all’interno della zecca di Stato di Madrid e poi della Banca di Spagna, quelli della “Casa di Carta” sassarese si erano concentrati sulla gestione dello spaccio tra le viuzze del centro storico.

All’alba di ieri per padre e figlio sono scattate le manette e per entrambi si sono spalancate le porte del carcere di Bancali. Sono finite invece agli gli arresti domiciliari Albertina Sechi, 62 anni, moglie di Angelo Carta, e Stefania Ruggiu, di 36, moglie di Cristian Carta. Le due donne, secondo le accuse dei carabinieri, avrebbero partecipato attivamente al traffico, tagliando e confezionando la droga in casa. Ieri mattina durante il blitz dei carabinieri, supportati dal nucleo cinofili di Abbasanta, sono finiti in carcere anche Andrea Nurra, di 42 anni, e Gianluca Caggiari, di 47. Entrambi, secondo le accuse, avrebbero fatto parte dell’organizzazione e in un’occasione, alla fine di aprile, avrebbero dato fuoco a un’auto di un acquirente di droga in ritardo con i pagamenti. Infine è stato disposto l’obbligo di dimora per il 35enne Giuseppe Salaris.

Durante le indagini i carabinieri hanno documentato oltre 400 cessioni di droga. La cocaina, venduta in strada a 20 euro a dose, veniva chiamata la bianca o velox l’eroina (15 euro a dose) la nera. Il gruppo riusciva a intascare fino a 15mila euro al mese vendendo la droga a professionisti, impiegati comunali, giovani e pensionati. I prossimi giorni, difesi dagli avvocati Massimiliano Tore e Paolo Spano, i sette indagati compariranno davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia.

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