Veleni in caserma, assolti i tre ufficiali

Prosciolti dalle accuse di aver riferito ad alcuni colleghi dell’Arma che erano in corso delle indagini nei loro confronti

SASSARI. Erano accusati di rivelazione di segreti d’ufficio per aver riferito ad alcuni colleghi che erano in corso delle indagini nei loro confronti e, in alcuni casi, che erano intercettati telefonicamente.

Accuse pesanti per tre ufficiali dei carabinieri che prestavano servizio al comando provinciale di Sassari fino a qualche anno fa e che erano finiti sotto la lente di ingrandimento della Procura in seguito alle tensioni che tra il 2015 e il 2016 scombussolarono l’Arma.

Accuse che ieri per il tenente colonnello Giuseppe Urpi, 55 anni, all’epoca comandante del nucleo investigativo del comando provinciale di Sassari, il colonnello Domenico Savino, 51 anni, ex capo dell’ufficio comando del comando provinciale e ora alla guida del nucleo elicotteri di Olbia e il maggiore Giovanni Bartolacci, 38 anni, ex comandante della compagnia dei carabinieri di Tempio e ora in forza al Tuscania, sono cadute definitivamente con il proscioglimento da parte del collegio presieduto da Elena Meloni, a latere Valentina Nuvoli e Claudia Sechi.

Il tribunale ha ritenuto di non dover procedere nei confronti dei tre ufficiali perché già giudicati e prosciolti per la maggior parte delle accuse dal tribunale militare di Roma. I tre graduati erano difesi dagli avvocati Gian Franco Grussu e Giovanni Azzena e Pietro Piras. Per alcune contestazioni mosse al tenente colonnello Giuseppe Urpi qualche mese fa si era già espresso il giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Grotteria. L’accusa di falsità ideologica, per un filone d’inchiesta partito da un episodio accaduto a Pozzomaggiore nel 2015, si era conclusa anche in quel caso con un proscioglimento. Ieri mattina per il tenente colonnello Urpi è arrivata anche l’assoluzione con la motivazione «perché il fatto non sussiste» per un ultimo capo d’accusa rimasto in piedi. L’ufficiale era accusato di aver rivelato al tenente colonnello Alberto Cicognani che all’epoca comandava il reparto territoriale di Olbia, di una possibile indagine sul suo conto, in seguito a una segnalazione anonima che riferiva che l’ufficiale teneva in caserma un cane. Cicognani - è emerso durante il processo - era in realtà già a conoscenza della segnalazione giunta anche a Olbia e che lui stesso aveva inoltrato alla Procura di Tempio. L’intera indagine era partita in seguito agli sviluppi dell’inchiesta che aveva interessato l’ex comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette, l’appuntato scelto Gianni Pitzianti (delegato del Cobar-Cocer) e Antonio Bacile, ex comandante della Legione Sardegna. Anche loro assolti due giorni fa dalla seconda sezione collegiale di Roma dall’accusa di abuso d’ufficio.

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