Sassari, non individuò il tumore in un bambino: pediatra condannato

Cinque mesi di reclusione al medico che sosteneva che il suo piccolo paziente avesse solo problemi psichiatrici

SASSARI. Per il pediatra che lo aveva in cura era un po’ birichino e meritava delle punizioni. Ma in realtà quel bambino di dieci anni che aveva sempre sete e che era arrivato a rubare le bottigliette d’acqua dei compagni di scuola e a correre in giardino di nascosto dei genitori per bere dal rubinetto, aveva un germinoma bifocale, un raro tumore cerebrale che causa il diabete insipido.

I giorni scorsi il medico sassarese Gavino Forteleoni, con studio per anni in via Rockfeller e ora in pensione, è stato condannato dal giudice Giulia Tronci a cinque mesi di reclusione - con pena sospesa - per il reato di lesioni colpose permanenti. Per lui il sostituto procuratore Paolo Piras, titolare dell’inchiesta, e il pm Simone Sassu che ha sostenuto l’accusa in aula, avevano sollecitato una condanna a 12 mesi. La sentenza arriva qualche mese dopo quella pronunciata in sede civile, sempre dal tribunale di Sassari, dal giudice Paola Irene Calastri. Anche in quel caso è stata riconosciuta la responsabilità del pediatra, condannato insieme all’Ats Sardegna a versare un risarcimento in denaro alla famiglia. Risarcimento di cui poi si è fatta carico la società di assicurazioni che interviene in caso di colpa medica. Per tre anni, dalla primavera del 2011 all’inizio del 2014, i genitori del bimbo - è emerso durante il processo - si erano fidati del medico che nonostante le ripetute richieste non aveva prescritto gli accertamenti che avrebbero forse portato alla diagnosi. Ma alla fine, vedendo che il figlio continuava a bere in modo smisurato e lamentava disturbi della vista, avevano deciso di sottoporre il piccolo a una risonanza cranica. L’esame aveva rilevato la «presenza di idrocefalo associato a due lesioni espansive in sede sellare-sovrasellare ed epifisaria». Così dopo aver scoperto che quella sete insolita non era frutto di birichinate e neanche di una «polidipsia (sete) su base psicogena», come aveva diagnosticato il pediatra, ma si trattava di problema ben più grave, i due genitori avevano deciso di rivolgersi alla magistratura attraverso gli avvocati Arianna Denule e Maria Laura Spanu. Il piccolo era stato sottoposto a un perizia effettuata per conto della famiglia dal medico legale Niccolò Maria Sposimo. Dopo la scoperta della presenza di un tumore il bambino era stato ricoverato nel reparto di Neurochirurgia di Sassari e poi trasferito d’urgenza con un aereo dell’aeronautica a Firenze all’ospedale Meyer. Qui si era arrivati finalmente alla diagnosi e tra il giugno e il settembre del 2014 il bambino era stato sottoposto a un trattamento chemioterapico, seguito da radioterapia. Il bambino è diventato un ragazzo e oggi è seguito periodicamente presso il centro pediatrico Meyer, ma fortunatamente conduce una vita normale.

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