Sassari, abusi su un minore: il Procuratore generale chiama in aula la presunta vittima

In primo grado il patrigno cinquantenne era stato assolto. Ora il ragazzo con la sindrome di down parlerà con i giudici

SASSARI. In primo grado la Procura della Repubblica aveva chiesto per lui una condanna a quattordici anni di carcere per le presunte violenze sul figliastro con la sindrome di down.

Ma l’imputato (difeso dagli avvocati Nicola Lucchi e Marco Salaris) era stato assolto per mancanza di prove. Ieri mattina il colpo di scena nel processo di secondo grado danti al collegio della corte d’Appello, presieduto da Plinia Azzena.

Il procuratore generale Paolo De Falco ha chiesto di riaprire l’istruttoria per sentire le dichiarazioni della presunta vittima. A gennaio i giudici decideranno se accogliere la richiesta e fissare l’audizione del giovane che anni fa aveva raccontato di aver subito violenze di ogni tipo. I fatti sono però molto lontani nel tempo e incombe anche il rischio della prescrizione. La “denuncia” del ragazzino era maturata in una situazione sociale di forte degrado. Una mamma con problemi di alcolismo, il suo convivente senza un lavoro. Il minore, che era stato trasferito in una struttura protetta, dopo un iniziale periodo di ribellione aveva iniziato ad apprezzare quel clima di serenità - ben lontano dallo stile di vita precedente - e si era lasciato andare confidando il suo dramma all’assistente sociale che lo seguiva.

La donna, citata come teste nel processo, aveva raccontato ai giudici di quelle confidenze ricevute dal ragazzo e in particolare le “attenzioni” sessuali che il patrigno gli avrebbe rivolto. E così l’uomo, un cinquantenne del Sassarese era finito sul banco degli imputati, accusato di violenza, atti sessuali con minore e maltrattamenti. Ma la perizia disposta dal giudice non era servita a dissipare i dubbi sulla veridicità o meno delle accuse mosse all’imputato e l’uomo era stato assolto.

I fatti, stando alla ricostruzione fornita dagli inquirenti, risalirebbero al periodo in cui l’uomo viveva con la madre del minore, fino alla fine del 2008. L’imputato era accusato di aver più volte abusato del ragazzino, «approfittando del suo stato di inferiorità psichica e della posizione di convivente», scriveva la Procura. Tra le contestazioni figurava anche quella di maltrattamenti: l’imputato avrebbe cioè spento sigarette sulla pelle del bambino (così almeno aveva raccontato lui), e l’avrebbe anche picchiato più volte. Della vicenda la magistratura era stata investita dopo che la coppia di conviventi si era separata. La donna non si sarebbe accorta di nulla, perché il figlio non avrebbe mai rivelato quanto accadeva. Ma poi era stato seguito dagli assistenti sociali e trasferito in una comunità. Allora erano cominciate ad affiorare le tracce di presunti abusi.

Il ragazzo aveva comportamenti strani e dimostrava di avere familiarità con la sfera sessuale. Durante le indagini, era stato proprio lui a confermare nel corso di un incidente probatorio di aver subito le violenze. L’avvocato Lucchi durante il processo di primo grado nella sua arringa aveva sollevato dubbi sull’attendibilità della presunta vittima mettendo anche in luce l’inesistenza di una prova diretta a carico dell’imputato. Ora il procuratore generale chiede di sentire in aula direttamente dalla sua voce se effettivamente qualcuno abusò di lui.

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