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Sassari, una scuola in ospedale al fianco dei piccoli malati

L’Aou e gli Istituti di Monte Rosello Alto e Latte Dolce garantiscono le lezioni. Per i ricoverati di Pediatria e Neuropsichiatria infantile lo studio è quotidiano


17 aprile 2022


SASSARI. La scuola è sempre al fianco di tutti gli alunni, anche di quelli che si trovano ricoverati in ospedale. Come se fossero in classe studiano la Divina Commedia, approfondiscono la storia, disegnano, realizzano poster tematici e affrontano anche temi sociali. Da anni, ma forse non tutti lo sanno, nell’Azienda ospedaliero universitaria, è presente la “scuola in ospedale”, una realtà consolidata e apprezzata tra i bambini e i ragazzi ricoverati in Pediatria e Neuropsichiatria infantile.

Quella in ospedale è una vera e propria scuola, con un suo codice identificativo o meccanografico e fa riferimento a due istituti scolastici cittadini: le scuole dell’infanzia e primaria sono una “costola” dell’Istituto comprensivo Monte Rosello Alto, diretto da Rita Paola Spanedda; la scuola secondaria di primo grado fa riferimento all’Istituto comprensivo Latte Dolce Agro, diretto dal Antonello Pilu.

«Il ragazzino, affiancato dagli insegnanti, esce così dallo status di paziente per cercare di dare un senso alla sua esperienza di malattia e di guarigione. Inoltre, non perde il contatto con la realtà esterna», spiega professoressa Angela Manca insegnante di Italiano, Storia e Geografia nella scuola in ospedale in Neuropsichiatria infantile.

Dopo un periodo di sospensione delle lezioni, poiché il reparto ha fatto registrare la presenza di alcuni casi Covid tra i giovani pazienti, nella struttura diretta da Stefano Sotgiu sono riprese le lezioni. E così i ragazzi ricoverati in Neuropsichiatria infantile, grazie alle professoresse della scuola media e della maestra della primaria, non rimangono indietro in Italiano, in Storia e Geografia, in Matematica e Scienze, in Arte, in Lingue con Inglese e Francese e in Musica. I ragazzi possono perciò recuperare competenze e conoscenze, oltre a mantenere l’equilibrio psicofisico.

«I ragazzi hanno bisogno di parlare – afferma la professoressa Manca – ma hanno anche tanto bisogno di essere ascoltati. Spesso la scuola diventa un contenitore di numeri e dopo la pandemia si sono sviluppate fobie e difficoltà a relazionarsi. Il nostro lavoro, adesso, ci obbliga a trovare strategie per coinvolgerli».

I pazienti-alunni si ritrovano con le docenti nell’aula dedicata dal lunedì al venerdì, dalle 8,30 alle 13,30, talvolta anche il pomeriggio, dalle 14 alle 17. In reparto, oltre a una piccola biblioteca, hanno a disposizione anche un televisore, utilizzato per le giornate del “cinema”. Le insegnanti, assieme ai ragazzi, stanno portando avanti un progetto al quale tengono in modo particolare. «Un giornalino che abbiamo chiamato “Il giornalino dei giusti” – afferma –. Grazie a un computer che ci è stato messo a disposizione, i ragazzi riescono a scrivere e a esprimersi».

La scuola in ospedale aiuta così a umanizzare il ricovero e diventa una parte integrante e fondamentale del programma terapeutico. (red.cr.)

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