La Nuova Sardegna

Sassari

Il caso

Ogni giorno 480 chilometri per lavorare, l'odissea di una donna di Porto Torres con l'impiego a Cagliari

di Roberto Sanna
Ogni giorno 480 chilometri per lavorare, l'odissea di una donna di Porto Torres con l'impiego a Cagliari

Una dipendente di Poste Italiane: «Nessuno in Italia tutela le madri»

21 aprile 2023
2 MINUTI DI LETTURA





Porto Torres Avanti e indietro sull’asse Porto Torres-Cagliari ogni giorno, 480 km quotidiani per poter lavorare e dare una mano alla famiglia. È la fatica quotidiana alla quale si sottopone una donna, madre di due bambini di 3 e 7 anni, dipendente delle Poste Italiane che ancora non riesce a ottenere il trasferimento e nemmeno un semplice avvicinamento.

La graduatoria non glielo consente ma, si chiede, «come è possibile che ancora oggi, nel 2023, una donna, una madre, debba scegliere tra famiglia e lavoro? Dopo un incidente sul lavoro causato da un colpo di sonno, dopo un malore in ufficio, dopo aver sofferto gravi danni psicologici, sono ormai stremata e temo che presto sarò costretta a dare le dimissioni. Ma voglio comunque raccontare la mia storia». Una vicenda che comincia nel 2013 quando la donna viene assunta dopo un ricorso. Destinazione Cagliari e per un po’ va anche bene ma la situazione si complica quando arriva il primo figlio: «Mio marito è un imprenditore agricolo e non può certo spostare la sua attività. Per un anno, dopo la nascita del bambino, sono riuscita ad avere un periodo di distacco a Sassari ma poi è finito». E di nuovo su e giù per la 131: «Spostare la famiglia, che nel frattempo si è ulteriormente ampliata, purtroppo è impossibile. Riesco a ridurre le spese e anche un po’ la fatica utilizzando BlaBlaCar, ma non potrò andare avanti per molto tempo. All’inizio consegnavo la corrispondenza, dopo l’incidente mi hanno spostata in ufficio. I colleghi? Da loro ho solo compassione. L’azienda mi ha fatto capire che se mi sta bene è così, altrimenti posso andarmene. Prima o poi lo farò ma non riesco a credere che una qualche soluzione non si possa trovare. Avevo chiesto nel 2019 di essere avvicinata a Oristano, sarebbe stato più semplice, ma purtroppo i posti a disposizione erano tre e io ero la quarta in graduatoria».

La sveglia, ogni giorno, suona alle 5,30. Alle 5,50 arriva il passaggio in auto, l’ingresso al lavoro è alle 9,30 fino alle 17, il rientro a casa non prima delle 19,30. «Ai bambini pensa mio marito e i nonni ci danno una grossa mano – racconta la donna – ma anche questo non può funzionare per sempre. Ormai mi sento al capolinea e, nonostante formalmente sia tutto regolare, vivo la mia situazione come una grande ingiustizia».
 

In Primo Piano
Incidente

Scontro fra un’auto e un furgone all’ingresso di Sant’Antioco: muore un 50enne di Carbonia, grave l’altro conducente

Le nostre iniziative