La Nuova Sardegna

Sassari

La storia

Bulzi, l’archeologia svela i misteri dell’antica chiesa di San Pietro delle Immagini


	L'area interessata dallo scavo archeologico
L'area interessata dallo scavo archeologico

Terminati gli scavi voluti dalla Diocesi. Trovati anche utensili risalenti a seimila anni fa

10 novembre 2023
2 MINUTI DI LETTURA





Bulzi La campagna di scavi archeologici accanto alla chiesa di San Pietro delle Immagini, a Bulzi, è appena terminata (qui il video). Voluta dalla Diocesi di Tempio-Ampurias, ha cominciato a svelare il mistero della splendida chiesa romanica di cui però non si conosce il nome medievale. L’indagine ha definitivamente chiarito che la chiesa non era una cattedrale, ma l’oratorio di un considerevole monastero.

Durante lo scavo sono stati rinvenuti strumenti di selce vecchi di seimila anni, poi reperti protostorici, nuragici, punici, romani e altomedievali, fino al momento della edificazione del monastero. La scoperta di una moneta in lega d’argento ha dimostrato che il monastero delle Immagini aveva stretti legami con la Francia del XII-XIII secolo. «Si tratta di un rarissimo e particolare conio, della tipologia detta Obole, emesso a Nevers in Borgogna, tra il 1193 e il 1199, da Pietro II signore di Courtenay, quando per via matrimoniale divenne Conte di Nevers d'Auxerre e di Tonnerre - spiegano dalla Diocesi -. La moneta argentea riporta al periodo quando furono ampliati il monastero e la chiesa. I maestri costruttori che compirono l’opera, organizzati in corporazione e specializzati, lasciarono traccia del loro passaggio con serie di segni lapidari, simili ai così detti marque de tacheron rilevati in Francia».

L’indagine ha infine certificato l’inedita fase di abbandono dei luoghi riconoscendo, nei frammenti di ceramica a lustri metallici di produzione islamica e iberica, l’ultimo segnale di vita cristallizzata alla prima metà del 1300, probabilmente, a causa dagli eventi bellici che contrapposero i Doria ad Arborea. Le strutture ormai deserte saccheggiate, e spogliate di tutto, divennero rifugio di bande armate che lasciarono tracce dei loro bivacchi e delle loro armi, puntualmente documentate. La ricerca archeologica, presentata questa mattina, venerdì 10 novembre, condotta da Domingo Dettori e dalla sua equipe, è stata realizzata grazie alla collaborazione tra la Diocesi e il Comune di Bulzi e diversi enti di ricerca.

In Primo Piano
Il rogo

Usellus, il maestrale spinge l’incendio verso l’altopiano della Giara: in azione 4 canadair

Le nostre iniziative