La Nuova Sardegna

Sassari

La sentenza

Peculato, ex funzionaria del Comune di Valledoria condannata a quattro anni

di Nadia Cossu
Peculato, ex funzionaria del Comune di Valledoria condannata a quattro anni

L’imputata era stata accusata di essersi intascata oltre 600mila euro, soldi che sarebbero stati prelevati indebitamente dalle casse comunali

15 maggio 2024
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Sassari Oltre cinquanta episodi di peculato contestati e riconosciuti dal giudice Sergio De Luca che ieri mattina – accogliendo la richiesta del pubblico ministero Giovanni Porcheddu – ha condannato un’ex funzionaria del Comune di Valledoria a quattro anni e un mese di reclusione. Per Gilberta Pinna, inoltre, interdizione perpetua dai pubblici uffici e incapacità in perpetuo di contrattare con la pubblica amministrazione. Dovrà anche risarcire la parte civile, ossia il Comune di Valledoria, che si era costituito con l’avvocato Luca Sciaccaluga. È stata assolta, invece, da altri capi d’accusa – relativi ad alcune annualità – che le erano stati contestati nell’ambito del suo ruolo di economa.

L’ex funzionaria era stata accusata di essersi intascata oltre seicentomila euro, soldi che sarebbero stati prelevati indebitamente dalle casse comunali. La sua posizione si era aggravata in seguito a una nuova valutazione degli atti di indagine che era arrivata dopo la memoria redatta e depositata da Sciaccaluga. Memoria nella quale veniva chiesto alla Procura un “ampliamento” del capo di imputazione con la contestazione alla Pinna anche dei prelievi di denaro effettuati negli anni 2013, 2014, 2015 e 2016.

Argomentazioni che il pm Porcheddu aveva condiviso e per questo a luglio del 2023 aveva contestato all’ex funzionaria l’appropriazione di ulteriori somme di denaro a partire dal 2013 (e non dal 2017 come si era pensato in un primo momento) e fino al 2020. Per l’accusa, la 63enne originaria di Sedini – andata in pensione il primo settembre del 2021 – «rivestendo il duplice ruolo di economa e di responsabile dell’area economico finanziaria del Comune di Valledoria, e quindi agendo in qualità di pubblico ufficiale avendo il possesso e comunque la disponibilità di denaro altrui, se ne appropriava per un importo complessivo di 622.445, 02 euro».

I prelievi illegittimi – in particolare nel periodo in cui aveva ricoperto il ruolo di economa – raggiungerebbero cifre altissime in ognuno degli anni presi in esame. E sarebbero emersi anche pagamenti per rate di finanziamento di natura personale. L’avvocato difensore Gabriele Satta nella sua discussione aveva però puntualizzato il fatto che dal 2013 al 2017 non ci fosse una prova tangibile degli ammanchi, anche perché la documentazione contabile non era stata reperita. Per la difesa non potevano in sostanza essere opera della Pinna: «Non ha fatto sparire la documentazione e la rendicontazione della sua attività come economa».

Per quanto riguarda invece gli anni 2017-2020 «quand’anche non ci fosse corrispondenza tra prelievi in contanti e giustificativi di spesa – aveva evidenziato il difensore – non significa necessariamente che quei denari prelevati dal conto corrente siano stati utilizzati per scopi privatistici». L’unica ammissione – da parte dell’imputata – riguardava «l’attivazione delle cessioni del quinto e dei finanziamenti che non sono stati restituiti al Comune, come doveva invece essere». Il legale, una volta lette le motivazioni della sentenza, potrebbe decidere di impugnarla.

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