La Nuova Sardegna

Sassari

La sentenza

“Ti sgozzo”, marito violento condannato a due anni di carcere

di Luca Fiori
“Ti sgozzo”, marito violento condannato a due anni di carcere

Minacce di morte, calci e pugni alla moglie: un 59enne sassarese era accusato di maltrattamenti e lesioni

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Sassari Due anni 10 giorni di carcere, più una provvisionale di 3000 euro ciascuna per madre e figlia, per le botte, le minacce di morte e i giorni di terrore che un marito violento avrebbe fatto vivere alla propria famiglia. 

È la condanna disposta oggi, 19 settembre, dal giudice del tribunale di Sassari Silvia Masala nei confronti di un 59enne sassarese (difeso dall’avvocato Claudio Mastandrea). La scorsa udienza il pubblico ministero Ilaria Achenza aveva sollecitato per l’uomo due anni e sei mesi di carcere. Richieste alle quali si erano associati gli avvocati di parte civile Stefano Porcu e Annamaria Ajello che tutelano la persona offesa e sua figlia.

Gravissime le condotte contestate nel capo di imputazione e ripercorse durante il dibattimento. Il 59enne avrebbe “offeso ripetutamente in numerose occasioni” la moglie di 51 anni «sia durante il fidanzamento che dopo il matrimonio – è scritto rinvio a giudizio – rivolgendole parole del tipo “str...za”, “cogl...a”, “non vali niente”, “madre indegna” e minacciandola frequentemente di morte dicendole che l’avrebbe sgozzata». C’erano poi le violenze fisiche, anche quelle cominciate già quando i due erano fidanzati. La donna sarebbe stata colpita con calci e pugni e, in un’occasione, sarebbe stata persino sbattuta contro una rete metallica e il marito le avrebbe poi stretto il braccio con talmente tanta forza da provocarle un grosso livido (da qui la contestazione del reato di lesioni). 

Le minacce di morte, le offese e le umiliazioni alla moglie, l’imputato le avrebbe esternate anche davanti ad altri familiari. Una volta avrebbe detto al cognato (ossia il marito della sorella della persona offesa) che appena fosse rientrato a casa l’avrebbe sgozzata. Comprensibile il clima di terrore, di prostrazione psicologica, di

sofferenza che la donna e la figlia (minorenne all’epoca) erano costrette a sopportare.

E proprio la ragazza aveva raccontato nell’aula del tribunale alcuni terribili momenti vissuti per anni tra le mura domestiche. Fatti di violenza, di vessazioni, di lacrime e paura. Fino a quando la situazione è diventata del tutto ingestibile, la denuncia inevitabile e quei maltrattamenti

sono finiti in un fascicolo della Procura della Repubblica.

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