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Crans-Montana, a lezione sulla pista del Blu Star: «Le regole non sono un fastidio, sono una protezione»

di Luca Fiori
Crans-Montana, a lezione sulla pista del Blu Star: «Le regole non sono un fastidio, sono una protezione»

Due classi delle medie di Ossi e due quinte del Devilla di Sassari hanno ascoltato i consigli degli esperti dopo la tragedia di Capodanno in Svizzera

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Inviato a Ossi La musica è spenta, le luci sono quelle giuste per ascoltare, e al centro della pista – proprio davanti alla consolle del dj dove di solito si balla – sono seduti decine di ragazzi. La discoteca Blu Star di Ossi per una mattina cambia volto e diventa aula, spazio di confronto, luogo di ascolto. Va in scena “La sicurezza non spegne la musica”, incontro dedicato agli studenti per parlare di prevenzione, responsabilità e gestione delle emozioni nei luoghi di intrattenimento.

In platea ci sono due classi terze delle medie di Ossi e due quinte del Polo Tecnico Devilla di Sassari. Ragazzi e ragazze che ascoltano, fanno domande, prendono appunti. Un’immagine potente, soprattutto in un momento storico segnato dalla tragedia di Capodanno a Crans-Montana, dove 40 persone hanno perso la vita in un incendio in discoteca. «Portare i ragazzi qui, dentro una discoteca, per parlare di sicurezza è un messaggio fortissimo, che nasce dalle domande e dalle esigenze di capire come salvarsi in un’emergenza, arrivate proprio dagli studenti dopo la tragedia», spiega la dirigente scolastica Marcella Fiori. «Educare significa prevenire. E prevenire significa salvare vite» aggiunge l’assessora alla Cultura di Ossi Maria Franca Campus che insegna nell’istituto comprensivo del paese.

Piero Muresu, padrone di casa, titolare della Blu Star e coordinatore regionale del Silb Fibe Sardegna, parla senza giri di parole, forte dei suoi oltre quarant’anni di esperienza: «Divertirsi è un diritto, ma farlo in sicurezza è un dovere. Troppo spesso si sceglie un locale perché è di moda, senza chiedersi se sia anche sicuro. È un errore che può costare caro». Muresu racconta cosa c’è dietro un locale regolare: uscite di sicurezza, impianti antincendio, collaudi, controlli. E lancia un messaggio chiaro: «In una discoteca che rispetta le regole, tragedie come quella di Crans-Montana difficilmente accadono. La sicurezza ha dei costi, ma è un investimento sulla vita delle persone».

Accanto alla sicurezza strutturale c’è quella emotiva. Lo spiega lo psicoterapeuta Cristiano Ceccarelli: «Quando scatta il panico, il corpo reagisce prima della testa. Imparare a riconoscere le proprie emozioni e a fermarsi un attimo può fare la differenza tra salvarsi e farsi male». Ceccarelli invita i ragazzi a non seguire ciecamente la massa e a cercare sempre una via di fuga con lucidità. Il punto di vista delle forze dell’ordine arriva con il maresciallo Leonardo Pintus, comandante della stazione dei carabinieri di Ossi: «Le regole non sono un fastidio, sono una protezione. Segnalare situazioni pericolose non significa fare la spia, significa prendersi cura degli altri». Gli studenti ascoltano in silenzio, qualcuno annuisce, qualcuno alza la mano per fare domande. La pista da ballo, per una volta, diventa spazio di consapevolezza. Alla fine resta un messaggio semplice e potente: la sicurezza non spegne la musica, la rende possibile. 

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