Sassari, colpo di scena nell’inchiesta sulla sparatoria nella zona industriale: arrestate tre persone – I NOMI
In cella anche l'uomo rimasto ferito. La pista della spedizione punitiva
Sassari Colpo di scena nell’inchiesta sulla sparatoria del 19 gennaio nella zona industriale di Predda Niedda. All’alba di oggi martedì 3 marzo i carabinieri di Sassari hanno arrestato Luca Silanos e i fratelli Alessio e Fabio Levanti con l’accusa di concorso in detenzione abusiva di arma da fuoco. Un provvedimento che potrebbe incidere in modo significativo sulla posizione di Giovanni Maninchedda, il titolare della rivendita di auto usate finito in carcere con l’accusa di tentato omicidio e porto illegale d’arma.
La ricostruzione
L’arresto dei tre uomini si inserisce nel filone investigativo legato ai filmati delle telecamere di sorveglianza acquisite dagli inquirenti. Proprio su quelle immagini i difensori di Maninchedda, gli avvocati Danilo Mattana e Patrizio Rovelli, hanno costruito la loro linea: la tesi della legittima difesa.
Secondo la ricostruzione della difesa, le riprese mostrerebbero l’arrivo davanti alla concessionaria di due auto. Su una viaggiava il 44enne Luca Silanos, sull’altra i fratelli Levanti, suoi amici. I veicoli avrebbero effettuato diversi passaggi e soste nei pressi dell’attività commerciale, in attesa dell’arrivo del titolare. Un comportamento che, nell’interpretazione dei legali, sarebbe compatibile con una vera e propria “spedizione punitiva”.
Le immagini documenterebbero poi l’ingresso di Silanos all’interno dell’autosalone nonostante l’invito di Maninchedda a rimanere fuori. Da lì sarebbe nato un confronto rapidamente degenerato fino allo sparo che ha ferito il 44enne a una gamba. Silanos era stato trasportato d’urgenza all’ospedale Santissima Annunziata, dove era stato sottoposto a un intervento chirurgico per la ricostruzione del femore.
Un ulteriore elemento ritenuto centrale dalla difesa riguarda proprio la presenza di un’arma. Sempre dai video, secondo questa ricostruzione, uno dei tre uomini giunti davanti alla concessionaria avrebbe impugnato una pistola, per poi allontanarsi probabilmente per nasconderla e tornare senza averla più con sé. Un dettaglio che ora, alla luce dell’arresto per concorso in detenzione abusiva di arma da fuoco, assume un peso ancora maggiore.
Per Maninchedda, che dopo il fatto era rimasto irreperibile per dieci giorni prima di costituirsi ai carabinieri aggravando la sua posizione, l’evoluzione dell’inchiesta potrebbe rappresentare un punto di svolta. La difesa sostiene che lo sparo sia avvenuto in un contesto di pericolo concreto e attuale, tale da giustificare la reazione armata.
Sarà ora l’autorità giudiziaria a valutare se gli elementi raccolti – a partire dai filmati e dai nuovi arresti – possano ridisegnare il quadro accusatorio e incidere sull’ipotesi di tentato omicidio contestata al titolare dell’autosalone.
