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Sassari, il Gremio dei Sarti corona l’antico sogno sull’altare di Montserrat

di Luca Fiori

	Il Gremio dei Sarti nel monastero di Montserrat (foto di Ivan Nuvoli)
Il Gremio dei Sarti nel monastero di Montserrat (foto di Ivan Nuvoli)

Dopo 494 anni la bandiera arriva al Monastero a pochi chilometri di Barcellona

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Sassari Dopo 494 anni di devozione ininterrotta, la bandiera del Gremio dei Sarti di Sasssari qualche giorno fa è entrata per la prima volta nel Monastero di Montserrat a pochi chilometri da Barcellona, uno dei luoghi simbolo della cristianità europea, portando con sé non solo un segno identitario, ma l’intera memoria di una corporazione che attraversa i secoli. 
Non è stato un viaggio, è stato un approdo. Un passaggio di soglia che ha trasformato il pellegrinaggio in atto storico, e la devozione in presenza viva dentro uno dei santuari mariani più antichi e venerati del continente.

È stato il momento in cui il tempo lungo del Gremio ha incontrato il tempo eterno del sacro, e la storia di una città ha trovato spazio nel cuore di una montagna che da secoli è riferimento spirituale d’Europa.

Il 23 aprile, nel giorno della Diada de Sant Jordi, mentre la Catalogna celebrava il suo patrono tra fede e identità civile, Sassari ha varcato una soglia che fino a qualche giorno fa apparteneva al sogno, quella che conduce alla Vergine nera di Montserrat, alla Moreneta. «In quell’istante la bandiera del Gremio non era soltanto un vessillo – raccontano emozionati i Sarti – era la sintesi di una storia collettiva, di un mestiere antico, di una comunità che si riconosce nella propria devozione e la porta, fisicamente, nel luogo in cui quella devozione nasce e si rinnova».

La celebrazione all’interno dell’abbazia ha assunto subito il carattere dell’eccezionalità. Il Gremio è stato ricordato nelle preghiere dei monaci benedettini, e il gesto semplice dell’ingresso con la propria bandiera nella chiesa abbaziale ha assunto il peso dei simboli che non hanno bisogno di essere spiegati. Tutto è accaduto dentro una cornice di straordinaria densità storica. Il monastero, infatti, ha recentemente celebrato il millenario della sua fondazione, riaffermando il suo ruolo centrale nella spiritualità e nella cultura europea.

Qui, il pellegrinaggio non è mai soltanto movimento, ma riconoscimento reciproco tra chi arriva e ciò che accoglie. «Il momento più intenso è arrivato al termine della liturgia, quando l’abate Manel Gasch i Hurios ci accolto – raccontano ancora i Sarti – accompagnando la nostra delegazione in uno dei luoghi più segreti e suggestivi del santuario, la sagrestia, dove sono custodite le preziose vesti ricamate della Madonna».

Un accesso eccezionale, normalmente riservato e invisibile ai pellegrini, che ha trasformato l’incontro in un’esperienza di intimità spirituale e artistica. Quelle stoffe, intrise di secoli di devozione, hanno parlato lo stesso linguaggio dei Sarti, quello della precisione, della cura, del gesto che diventa identità e del lavoro che si fa bellezza. A rendere ancora più solenne il pellegrinaggio è stato il canto dell’Escolania de Montserrat, una delle istituzioni musicali sacre più antiche d’Europa. Le loro voci hanno riempito la basilica trasformando lo spazio in un tempo sospeso, quasi irreale»

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