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Tribunale

Sassari, nessuna violenza sessuale sulla panchina: assolto un insegnante 50enne

di Nadia Cossu
Sassari, nessuna violenza sessuale sulla panchina: assolto un insegnante 50enne

Il gup non ha ritenuto credibile il racconto della persona offesa

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Sassari È stato assolto con formula ampia – perché il fatto non sussiste – l’insegnante 50enne accusato di violenza sessuale aggravata. La decisione è stata pronunciata ieri dal gup di Sassari Gian Paolo Piana al termine del procedimento nel quale il pubblico ministero Elisa Succu aveva chiesto la condanna dell’imputato a tre anni di reclusione.

L’accusa traeva origine da una denuncia presentata nel 2024. Secondo l’ipotesi formulata dalla Procura, l’uomo avrebbe costretto una donna di 37 anni con la quale aveva un rapporto di conoscenza a subire atti sessuali “approfittando di uno stato di alterazione dovuto all’assunzione di alcolici”. Gli investigatori avevano ricostruito una serata trascorsa in compagnia di altre persone tra alcuni locali del centro cittadino e finita in una piazza periferica dove, su una panchina, si sarebbe verificata la violenza.

Nel corso del procedimento sono stati acquisiti anche elementi relativi alle condizioni fisiche lamentate dalla persona offesa e alla documentazione sanitaria prodotta dalla parte civile, assistita dall’avvocato Francesco Era. Tuttavia, il giudice non ha ritenuto sufficientemente attendibile il racconto della donna, ravvisando incongruenze e mancanza di riscontri tali da sostenere l’accusa oltre ogni ragionevole dubbio.

Determinante è risultata la linea difensiva sostenuta dall’avvocato Alberto Sechi. Il legale ha contestato integralmente la ricostruzione accusatoria, sostenendo che il rapporto tra i due fosse stato consensuale e inserito nell’ambito di una relazione già esistente. Secondo quanto evidenziato dalla difesa, sarebbe stato proprio l’imputato a interrompere quel rapporto, circostanza che avrebbe provocato risentimento nella donna. Tesi opposta a quella della 37enne secondo la quale l’insegnante avrebbe manifestato gelosia da quando lei aveva iniziato a frequentare un altro uomo.

L’avvocato Sechi ha inoltre sostenuto che non vi fosse alcun elemento idoneo a dimostrare presunte pressioni o minacce da parte del suo assistito finalizzate a ottenere la remissione della querela. Al contrario, secondo il legale, sarebbe stata proprio la donna a contattare ripetutamente l’imputato affinché accettasse la remissione, fino a quando quest’ultimo le avrebbe chiesto di essere lasciato in pace.

La difesa ha inoltre richiamato alcune conversazioni whatsapp tra i due, dalle quali emergerebbe che i segni riscontrati sul corpo della 37enne in ospedale (lividi su braccia e gambe) fossero compatibili con un rapporto consensuale avvenuto su una panchina. La donna avrebbe anche ammesso di aver presentato la denuncia “mal consigliata da terze persone”.

Ulteriori elementi valorizzati dalla difesa hanno riguardato la ricostruzione di quella serata. In base alle testimonianze raccolte, provenienti da persone indicate dalla stessa presunta vittima, alcuni passaggi centrali del racconto non avrebbero trovato conferma. In particolare, non sarebbe risultato vero che l’imputato l’avesse seguita fino a un bar, perché sarebbe invece emerso che l’uomo si trovava già nel locale insieme a un amico prima dell’arrivo della donna.

Dopo l’arringa, il gup ha disposto una nuova audizione della persona offesa per ottenere chiarimenti sulle incongruenze evidenziate nel corso del processo. La 37enne ha detto di aver inviato quei messaggi per paura, per tenere calmo l’uomo che, venuto a sapere della denuncia, si sarebbe presentato più volte sotto casa sua chiedendole di ritirarla perché altrimenti avrebbe perso il lavoro. Le spiegazioni fornite non sono state però ritenute sufficienti e credibili dal giudice, che ha quindi pronunciato sentenza di assoluzione.

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