Sassari, sotto la centrale elettrica spunta un'antica rete di cunicoli: cosa sappiamo
Il rinvenimento casuale ha bloccato una parte dei lavori per il centro intermodale
Sassari C’è una Sassari che per più di un secolo è rimasta nascosta sotto i piedi della città. È fatta di mattoni, volte, passaggi stretti e ambienti che oggi tornano lentamente alla luce. La scoperta è avvenuta durante i lavori per il nuovo centro intermodale di via XXV Aprile, nell’area dell’ex centrale elettrica comunale.
La scoperta. Il primo cunicolo è comparso il 29 luglio scorso, quasi per caso, quando durante la rimozione delle macerie seguita alla demolizione della copertura, il cedimento di una volta in mattoni ha aperto un varco vicino alla parete nord dell’edificio. Dietro quella breccia è apparso un passaggio lungo circa dieci metri e alto 2,30 metri, con una larghezza variabile, una parte principale e alcune diramazioni laterali. Ma quello che sembrava un ritrovamento isolato si è trasformato, passo dopo passo, in qualcosa di molto più interessante. Le successive operazioni di pulizia e verifica hanno infatti permesso di individuare altri tratti di cunicoli, che sembrano correre lungo il perimetro interno dell’antico edificio. Una rete sotterranea che oggi è possibile esplorare solo in parte. Diversi tratti sono infatti ostruiti da materiale che, secondo le prime valutazioni, potrebbe essere il risultato di crolli avvenuti nel corso del tempo o di precedenti scavi. Ed è proprio dietro quelle ostruzioni che potrebbe nascondersi la parte ancora più sorprendente della scoperta. Non si sa infatti dove terminino realmente i passaggi, né se alcuni di quelli oggi non accessibili conducano ad altri ambienti.
La risposta potrebbe arrivare dai rilievi che saranno effettuati nelle prossime settimane. Perché sotto l’ex centrale non è riemerso soltanto un manufatto del passato, è riemersa una pagina della storia industriale di Sassari che trova un riscontro preciso anche nei documenti. Un verbale del 1917, quando la centrale era ancora in costruzione, descrive infatti un cunicolo in muratura che correva lungo le pareti interne della sala delle macchine. Il documento parla di una struttura realizzata con una muratura spessa circa 60 centimetri e di archi in mattoni che collegavano le due pareti del passaggio. Una descrizione che presenta sorprendenti elementi di compatibilità con ciò che oggi è tornato alla luce. Saranno però gli studi e i rilievi a stabilire se i cunicoli ritrovati siano proprio quelli descritti nel 1917. L’ipotesi, al momento, è che si tratti di spazi tecnici realizzati al servizio della centrale, probabilmente collegati agli impianti e alle esigenze di manutenzione. Una funzione ancora da verificare, ma perfettamente coerente con la struttura di un impianto elettrico dell’epoca. E così il sottosuolo riporta Sassari indietro a oltre un secolo fa, quando la città cercava di compiere il salto verso la modernità.
La centrale elettrica. La centrale elettrica venne costruita a partire dal 1914 e nel 1919 arrivò l’illuminazione elettrica pubblica. L’edificio ha poi attraversato altre fasi della storia cittadina, fino alla dismissione e all’abbandono, prima di diventare uno dei luoghi simbolo della trasformazione urbanistica oggi in corso. Ma i cunicoli hanno restituito anche altre tracce. Sulle murature sono stati individuati graffiti, segni ed epigrafi che dovranno essere documentati e studiati. Potrebbero raccontare quando quegli ambienti furono utilizzati, quali lavori vi furono eseguiti e, forse, lasciare emergere qualche frammento della vita quotidiana di chi in quella centrale lavorò. Per l’esame delle iscrizioni è previsto anche il coinvolgimento dell’epigrafista Giuseppe Piras. Intanto la scoperta ha imposto un rallentamento e una serie di verifiche nel cuore del cantiere. La direzione dei lavori, affidata all’architetto Domenico Sassu e alla “MB Engineering” degli ingegneri Gavino Brau e Roberto Masia, ha disposto la sospensione delle opere che possono interferire con i cunicoli, mentre i lavori nelle altre aree possono proseguire. La Soprintendenza sta seguendo gli accertamenti e dovrà indicare come procedere una volta completata la documentazione. Saranno necessari rilievi geometrici accurati e, dove possibile, una scansione tridimensionale degli ambienti. Bisognerà capire dove corrono le gallerie, quali parti siano ancora integre, dove conducano i tratti oggi ostruiti e quale rapporto abbiano con la struttura della vecchia centrale. C’è anche una questione tecnica da risolvere, alcuni cunicoli si trovano a una quota che potrebbe interferire con le nuove fondazioni previste dal progetto. Saranno i rilievi, gli accertamenti tecnici e le indicazioni della Soprintendenza a stabilire come procedere e se sarà necessario modificare alcune modalità di intervento.
Il progetto tanto atteso. La scoperta arriva nel cuore di un progetto che Sassari attende da decenni: il Centro intermodale, nato come idea negli anni Novanta e oggi articolato in più opere, dalla nuova autostazione ai parcheggi, dalla viabilità al futuro sottopasso pedonale, fino al recupero dell’ex centrale elettrica, destinata a diventare un centro servizi. Il cantiere per la ristrutturazione dell’edificio è partito alla fine del 2025 e i lavori stanno proseguendo nelle aree che non interferiscono con i ritrovamenti. Ma proprio mentre la città prova a costruire il suo futuro, sotto quelle opere è riemersa una parte inattesa del suo passato. Una Sassari fatta di mattoni, volte e passaggi che per oltre un secolo sono rimasti fuori dalla vista. Quanto è grande davvero la rete sotterranea dell’ex centrale? Ancora non si sa. Di certo, ogni metro di cunicolo che torna alla luce aggiunge un pezzo alla storia della città e apre una domanda che ora il cantiere dovrà aiutare a sciogliere.
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