La Nuova Sardegna

Sassari
La ricorrenza

Banari celebra Barore Sassu, il cantadore freestyle

di Mario Bonu
Le foto allegate, a parte quella del murale che è mia, sono tratte dall'archivio di Domus de Janas
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Le foto allegate, a parte quella del murale che è mia, sono tratte dall'archivio di Domus de Janas

Oggi una giornata di ricordi, studi e poesia a cinquant’anni dalla morte del grande poeta

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Banari «Chi so Sassu mi ‘anto e so cuntentu/ca non m'est sa natura istada avara…/ca so Sassu, parente a su granitu/resistente a su caldu e a su fritu». («Che sono Sassu mi vanto e son contento/perché la natura non mi è stata avara /… sono Sassu parente del granito/resistente al caldo e al freddo»). È l’orgogliosa rivendicazione di sé di “tiu” Barore Sassu, uno dei più grandi poeti “a bolu” (improvvisatori) della Sardegna, cifra inconfondibile di un cantadore che con l’ironia ed il sarcasmo ha sempre espresso la sua personalità di abile polemista. Se fosse nato di questi tempi avrebbe dato filo da torcere a molti rapper nel freestyle.

Memorabili, al riguardo, i versi scagliati dal palco contro un malcapitato che aveva avuto l’ardire di tirargli dei pomodori. «Cantos semenes juchet sa pumata/ t'intren ferros de punta e de atta!» («Per quanti semi ha il pomodoro/ti trafiggano ferri di punta e di piatto!»).

A tiu Barore Sassu, in occasione del cinquantesimo anniversario dalla morte, il Comune di Banari e la casa editrice Domus de Janas, con il patrocinio della Regione, dedicano l’evento “Ammentende a tiu Barore Sassu”, una giornata di studio e di memoria cantata, che si terrà oggi nel Centro polivalente di via Lamarmora, a partire dalle 17.30.

La prima parte, moderata da Mauro Piredda, sarà incentrata su un convegno cui parteciperanno l'etnomusicologo Bustianu Pilosu, il giornalista Piersandro Pillonca e l'esperto di poesia sarda Cosimo Capra. A seguire, la figura di Barore Sassu sarà celebrata attraverso la sua stessa arte con “s’ammentu cantadu”, affidato ad alcuni tra i più importanti poeti estemporanei del panorama sardo. A partire dalle 19 si esibiranno Brunu Agus, Zosepe Porcu, Diegu Porcu, Dionisi Bitti, Tore Senes, Barore Iscanu, Badore Ladu, Nigola Farina e Lisandru Arca, con l’accompagnamento dal Tenore de Orgòsolo.

Tiu Barore Sassu è nato a Banari il 25 febbraio 1891, da Antoni Larentu, di mestiere massaio, e Maria Caderina Solinas. Appassionato di canto sardo fin da piccolo, aveva esordito giovanissimo sui palchi, ma lo scoppio della prima guerra mondiale ne interruppe bruscamente la carriera. Arruolato nella Brigata Sassari, venne fatto prigioniero dagli austriaci, momento che ricordò nel poemetto, "Tragédias de presonia in Austria". Finita la guerra, tornò sui palchi nel 1919, con i migliori poeti improvvisatori del tempo: Antoni Cubeddu e Zuseppe Pirastru di Ozieri, Antoni e Maria Farina di Osilo, Antonandria Cucca di Ossi, Barore Testone di Bonorva, Pitanu Morete di Tresnuraghes.

Ma Barore Sassu ebbe presto come compagni di sfide “a bolu” altri due talenti di straordinario valore: Barore Tucone di Buddusò a partire dal 1921 e Remundu Piras di Villanova Monteleone dal 1924. Nel 1922 sposò Totoia Cherchi, di dieci anni più giovane, con cui ebbe sette figli. Quando aveva circa quarant'anni e si trovava all'apice della sua attività di improvvisatore, la sua carriera ebbe una improvvisa interruzione per via della proibizione delle gare poetiche in pubblico imposta dal regime fascista nel 1932, d’intesa con la chiesa. Nel 1937 il divieto venne attenuato, ma previa sottoscrizione di una tessera di appartenenza a un comitato delle arti popolari controllato dai gerarchi fascisti locali.

«Deo – raccontò il poeta a Paolo Pillonca - so istadu custrintu a narrer chi emmo, finas a-i cussas cundissiones, ca m'agataia in bisonzu abberu e no ischia comente fagher in àtera manera pro campare sa familia» («Fui costretto ad accettare anche quelle condizioni, perché mi trovavo in uno stato di vera necessità, e non avevo altra scelta se volevo provvedere alla famiglia»). Tornò finalmente sui palchi in condizioni di normalità alla fine della guerra, e ci rimase fino al 1973, anno della sua ultima gara.

Sempre dalla parte dei lavoratori, in età matura fu anche sindacalista della Cgil. Si spense a Banari il 10 settembre del 1976, all’età di 85 anni. Barore Sassu ha segnato in profondità la storia della poesia estemporanea in Sardegna, grazie a una fantasia straordinaria e a una rigorosa perfezione metrica dei versi, doti che lo resero amatissimo dal pubblico. «Una caratteristica immediata che colpiva le masse – ricorda Paolo Pillonca nella sua monografia “Barore Sassu”, – era l’autenticità della sua vena poetica, corroborata da una prorompente carica battagliera con la quale era solito dichiarare subito aperte le ostilità: apo a totu sos palcos postu fogu, come egli stesso ricordava rievocando le tenzoni che lo videro impegnato con i migliori esponenti della poesia orale sarda». La sicurezza di sé e la capacità di sostenere qualunque tema poetico, gli venivano da una straordinaria formazione culturale.

«Al di là dello spirto guerrier che gli ruggiva nell’anima – scrive ancora Pillonca – Barore fu uomo di profonda cultura, il cui campo spaziava su vari orizzonti. Dotato di ferrea memoria e di notevole capacità di sintesi, riversava nell’agone poetico un forbito sapere che modulava con genuino talento e notevole potenza creativa».

A Barore Sassu è intitolata la biblioteca comunale di Banari, mentre la stessa amministrazione comunale ha sostenuto la pubblicazione del libro di Paolo Pillonca, e nel 2020 gli ha dedicato un murale su una delle pareti esterne del palazzo comunale.

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