La Nuova Sardegna

Export, Strozzi: "Studiamo altri Innovit nei principali tech hub mondiali"

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Roma, 6 ott. (Adnkronos) - La Farnesina punta a rafforzare la presenza internazionale delle imprese tecnologiche italiane, aumentando la partecipazione alle principali fiere mondiali dell’innovazione e valutando l’apertura di nuovi centri Innovit nei maggiori tech hub globali. Una strategia che affianca ai settori tradizionali dell’export italiano comparti come AI, cybersicurezza, biotecnologie, tecnologie quantistiche, spazio ed energia. “Il Ministero degli Esteri abbraccia completamente questa visione e la considera la strategia per far crescere l’economia presente e futura dell’Italia su due leve: internazionalizzazione e innovazione”, ha spiegato Sergio Strozzi, capo dell’Ufficio per la promozione delle filiere industriali innovative e start-up della Farnesina, intervenendo alla diretta speciale Adnkronos durante “Obiettivo Export”. L’obiettivo, ha spiegato, è promuovere all’estero “non soltanto i settori tradizionali” nei quali l’Italia è già conosciuta, ma sempre più anche “i settori tecnologicamente di punta”, dall’intelligenza artificiale alla cybersicurezza, dalle tecnologie per l’ambiente e l’energia alla space economy. Una trasformazione che passa anche dall’immagine del sistema Paese. “Stiamo facendo un’operazione strategica preliminare di riposizionamento”, ha osservato Strozzi. “Portiamo all’estero un’immagine, una narrativa nuova dell’Italia, fatta di tanta ricerca scientifica e tecnologica d’eccellenza, ma anche di imprese e di commercializzazione di soluzioni e invenzioni”. Un segnale arriva anche dagli investimenti. Nel 2025, ha ricordato, il venture capital in Italia ha raggiunto circa 2 miliardi di euro e “un 30% è arrivato dall’estero”. Per Strozzi è “un’altra notizia molto positiva”, perché mostra come investitori e operatori internazionali stiano iniziando a guardare all’Italia non soltanto per i comparti più tradizionali, ma anche per il suo ecosistema dell’innovazione. La Farnesina, insieme all’Agenzia Ice e agli altri soggetti istituzionali coinvolti, ha creato tre tavoli dedicati all’internazionalizzazione di settori considerati strategici: scienze della vita, pharma e biotecnologie; cybersicurezza; intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. Il lavoro, ha spiegato Strozzi, mette intorno allo stesso tavolo ministeri e operatori privati per individuare nuovi mercati, eventi e fiere internazionali sui quali concentrare la presenza italiana. Nel 2025, per esempio, l’Italia ha aperto per la prima volta un padiglione nazionale alla RSA Conference di San Francisco, dedicata alla cybersicurezza. “La prossima settimana, per la prima volta, parteciperemo sotto la bandiera italiana, con un padiglione italiano con Agenzia Ice, alla Cyberweek di Singapore”, ha aggiunto. Sul fronte biotech è nato invece il Montalcini Global Biotech Tour, che seleziona ogni anno alcune delle principali fiere internazionali del settore per portare all’estero le eccellenze italiane, dal farmaceutico alla longevity fino alle nuove molecole. Nel 2026 l’Italia ha inoltre partecipato per la prima volta a SPIE Photonics West, appuntamento internazionale dedicato a sensoristica, fotonica e ottica. “È una strategia di attacco”, ha sintetizzato Strozzi: da una parte dare maggiore visibilità internazionale alle filiere innovative italiane, dall’altra creare opportunità di incontro con partner commerciali e investitori per startup, Pmi e imprese medio-grandi. Un altro tassello è Innovit, l’Italian Innovation and Culture Hub aperto nel 2022 nel cuore della Silicon Valley. In questi anni, ha spiegato Strozzi, poco meno di 500 startup e Pmi innovative hanno partecipato ai suoi programmi, dedicati a verticali che vanno dal cleantech alla transizione energetica, dalla cybersicurezza alla space economy, dall’agrifoodtech al biotech. Attorno al centro si è formata anche una comunità di manager tecnologici italiani, ricercatori e professionisti della Silicon Valley, compresi esperti provenienti da università come Stanford e Berkeley, che aiutano i founder italiani a migliorare business plan, presentazioni e capacità di rivolgersi agli investitori. I primi risultati, secondo Strozzi, sono già visibili: alcune imprese hanno aperto filiali negli Stati Uniti, altre hanno raccolto capitali o stretto partnership tecnologiche. Ora il modello potrebbe essere replicato. “Stiamo studiando la possibilità di aprire altri Innovit nei tech hub mondiali più importanti, anche al di fuori degli Stati Uniti e della Silicon Valley”.

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